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Coronavirus
25 Giugno 2021
11:44

Un’epidemia di coronavirus ha colpito l’uomo più di 20.000 anni fa

Prove della circolazione di un antico coronavirus nell’Asia orientale sono state trovate da un team di ricerca dell’Australian National University che ha individuato segni di adattamento genetico nel Dna della moderna popolazione di Cina, Giappone e Vietnam.
A cura di Valeria Aiello
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Un antico coronavirus, probabilmente emerso più 20.000 anni fa, ha colpito le popolazioni ancestrali nell’Asia orientale, inducendo cambiamenti genetici le cui tracce sono ancora presenti nel DNA delle persone che oggi vivono in Cina, Giappone e Vietnam. A trovare le prove di questa remota epidemia è stato un team di ricerca dell’Australian National University di Canberra che ha individuato segni di adattamento genetico ai coronavirus nei geni umani che codificano per proteine che interagiscono con i virus (VIP). Questi cambiamenti, fisiologici o immunologici, avrebbero aiutato gli antenati a sopravvivere, migliorando la loro resistenza alle infezioni e riducendo l’impatto della malattia sulla salute.

Le tracce di un antico coronavirus

Negli ultimi decenni, spiegano gli studiosi, sono stati ideati potenti strumenti statistici per identificare le tracce genetiche di antichi eventi di adattamento tutt’ora presenti nel DNA delle persone. Questi strumenti, tra le altre cose, hanno permesso di scoprire quali sono i geni implicati nell’adattamento alla vita ad alta quota e nel consumo di latte da parte degli adulti. “Il nostro team era curioso di vedere se passate esposizioni ad antichi coronavirus avessero lasciato tracce simili – spiegano i ricercatori – . Oltre a rivelare l’esistenza di storici focolai di coronavirus, queste informazioni possono fornire nuove informazioni sulle basi genetiche dell’infezione e su come questi virus causino malattie nella moderna popolazione”.

La loro analisi, pubblicata nel dettaglio su Current Biology, ha rivelato che i segni di adattamento ai coronavirus sono presenti in 42 diversi geni umani che codificano per le VIP. “Questi segni erano presenti solo in cinque popolazioni, tutte dell’Asia orientale, la probabile patria ancestrale della famiglia dei coronavirus. Ciò suggerisce che gli antenati della moderna popolazione asiatica orientale furono inizialmente esposti ai coronavirus circa 20.000 anni fa”.

Ulteriori test hanno rivelato che le 42 VIP sono espresse principalmente nelle cellule dei polmoni, che sono il tessuto più colpito dal coronavirus di Covid-19. “Abbiamo anche confermato che queste VIP interagiscono direttamente con il virus Sars-Cov-2 responsabile dell’attuale pandemia – hanno aggiunto gli studiosi – Altri studi indipendenti hanno anche dimostrato che le mutazioni nei geni che codificano per le VIP possono mediare la suscettibilità a Sars-CoV-2 e la gravità dei sintomi di Covid-19 . Inoltre, diversi geni sono attualmente utilizzati come bersagli farmacologici per il trattamento dell’infezione o fanno parte di studi clinici a questo scopo”.

Molte delle VIP adattative identificate nello studio sono bersagli farmacologici di diverse altre specie virali, come il virus Zika e il virus dell’epatite C. “Molti di questi farmaci – concludono gli studiosi – sono stati riproposti con successo e suggeriscono che altri potrebbero essere potenzialmente impiegati anche per il trattamento di Covid-19”.

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