È stata la più grave fuoriuscita di materiale radioattivo dai tempi di Fukishima nel 2011, ma nessuno se ne è accorto: è accaduto nel 2017, quando una nube radioattiva si è spostata in tutta l’Europa. Adesso uno studio ci spiega cosa sia successo dopo aver analizzato oltre 1300 misurazioni provenienti dal nostro continente e da altre regioni del mondo: l’obiettivo è capire quale sia stata la causa di questo incidente.

Lo studio e le misurazioni. Gli scienziati, oltre 70, hanno misurato il  Rutenio-106. Le misurazioni effettuate indicano che quello avvenuto nell’autunno del 2017 rappresenta il più grande rilascio da un impianto civile di rilavorazione: stiamo parlando di valori che superano di oltre 100 volte quelli dell’incidente di Fukushima.

Cos’è successo. Secondo gli esperti non si è trattato di un incidente ad un reattore, ma di un incidente in un impianto di rilavorazione nucleare. “Siamo stati in grado di dimostrare che l'incidente si è verificato nel ritrattamento del combustibile esaurito, in una fase molto avanzata, poco prima della fine dell’intero processo”, spiegano gli scienziati.

Da dove è partita la nube radioattiva. Quanto alla provenienza, l’esatta origine è difficile da determinare, ma i dati suggeriscono che il sito di rilascio si trovi nel sud degli Urali, dove c’è l’impianto nucleare di Majak, dei russi. Ma nessuna nazione ha mai dichiarato nulla a riguardo: insomma, nessuno ne parla. A questo proposito Georg Steinhauser ha dichiarato: “Anche se al momento non ci sono dichiarazioni ufficiali, ci siamo fatti un’ottima idea di cosa potrebbe essere successo”.

Dove è passata la nube radioattiva. I dati degli esperti relativi alle misurazioni del Rutenio-106 indicano che la nube è passata in Europa, in Asia e nella Penisola Arabica, fino ai Caraibi.

Rischi per la salute. Chiaramente la prima domanda che ci poniamo è: quali sono i rischi per la salute? Gli esperti spiegano che le concentrazioni raggiunte dal Rutenio-106, per quanto importanti, non rappresentano però una minaccia per la salute. Insomma, secondo gli scienziati possiamo stare tranquilli.

Lo studio, intitolato “Airborne concentrations and chemical considerations of radioactive ruthenium from an undeclared major nuclear release in 2017”, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.