Una singola dose del vaccino anti-Covid aumenta la protezione dalle varianti, ma solo nelle persone che hanno avuto una precedente infezione da Sars-Cov-2. Lo dimostrano i risultati di un nuovo studio condotto dall’Imperial College di Londra e volto a esaminare la risposta immunitaria indotta dalla somministrazione della prima dose del siero a mRna di Pfizer/BioNTech negli operatori sanitari del Regno Unito, dove per la campagna di immunizzazione si è scelto di ritardare a 12 settimane la dose di richiamo rispetto alle 3 indicate in seguito alla sperimentazione clinica.

L’allungamento dei tempi, deciso dalle autorità britanniche per assicurare a un maggior numero di persone la copertura di almeno una dose, ha quindi lasciato scoperta una finestra temporale di 9 settimane, durante le quali “le persone che hanno avuto una precedente infezione da Sars-Cov-2 lieve o sintomatica, hanno mostrato una protezione significativamente migliorata contro la variante inglese e quella sudafricana” indicano gli studiosi in una nota. L’analisi, pubblicata nel dettaglio su Science, evidenzia però che “nelle persone che non hanno avuto una precedente infezione da Sars-Cov-2, la risposta immunitaria era meno forte dopo la prima dose, lasciando queste persone potenzialmente a rischio varianti”.

Conclusioni che, nel complesso, sottolineano l’importanza della seconda dose nel garantire la piena protezione dalle forme sintomatiche di Covid-19. “I nostri risultati mostrano che le persone che hanno ricevuto la loro prima dose di vaccino e che non sono state precedentemente infettate da Sars-CoV-2, non sono completamente protette dalle varianti di preoccupazione – ha affermato Rosemary Boyton, professoressa di immunologia e medicina respiratoria presso l’Imperial College di Londra e autrice principale dello studio – . D’altra parte, l’infezione naturale da sola potrebbe non fornire un’immunità sufficiente contro le varianti. Probabilmente lo fa il potenziamento con una singola dose di vaccino nelle persone con infezione precedente.