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Una coda intatta di dinosauro è stata scoperta in Messico

Un gruppo di paleontologi ha riportato alla luce una cinquantina di vertebre appartenute ad un grande rettile vissuto 72 milioni di anni fa.
A cura di Nadia Vitali
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Il National Institute for Anthropology and History (INAH) messicano ha annunciato un ritrovamento eccezionale che sarebbe avvenuto nello stato settentrionale chiamato Coahuila: il deserto ha infatti restituito parte delle ossa di un dinosauro che visse in quei territori circa 72 milioni di anni fa. Particolarmente ben conservati, i resti vanno a costituire una coda la cui lunghezza è di circa 5 metri: si tratta del primo reperto di questo tipo ritrovato in territorio messicano. Felisa Aguilar, paleontologa del Centro INAH- Coahuila e a capo della campagna di scavo che ha riportato alla luce il fossile nei pressi della città di General Cepeda, ha spiegato che la coda probabilmente costituiva circa la metà della lunghezza totale del dinosauro a cui era appartenuta.

Nelle sabbie del deserto messicano – Il gruppo di ricerca, composto da paleontologi e studenti della National Autonomous University of Mexico, si è imbattuto nelle 50 vertebre perfettamente integre della coda dopo aver trascorso una ventina di giorni nel deserto, spostando e sollevando lentamente le rocce sedimentarie che ricoprivano le ossa di questa antica creatura. Sparpagliati attorno alla coda, erano presenti altri resti ossei fossilizzati tra cui un'anca appartenente al medesimo dinosauro; gli studiosi non escludono che, grazie a nuovi scavi nei paraggi, potrebbero riemergere altri frammenti appartenenti allo scheletro. I ritrovamenti di code, soprattutto in tali straordinarie condizioni di conservazione, sono relativamente rari, spiegano gli esperti dell'INAH: la nuova scoperta potrebbe quindi migliorare di molto le conoscenze attuali relative alla famiglia di appartenenza dell'esemplare. Inoltre il reperto potrebbe raccontare anche una storia collaterale, ma non secondaria, in merito alla vita dei dinosauri: attraverso la coda, infatti, potrebbe essere più facile indagare sui disturbi e le malattie delle ossa che colpivano frequentemente i grandi rettili che, sostiene Aguilar, «somigliavano a quelle degli uomini». In passato, in effetti, gli scienziati hanno già avuto modo di verificare come i dinosauri soffrissero di artrite o potessero sviluppare forme tumorali.

Un gigante di 72 milioni di anni – Le caratteristiche delle vertebre caudali e sacrali hanno consentito agli studiosi di identificare l'animale come appartenente alla famiglia degli adrosauridi, dinosauri di grosse dimensioni che popolarono vaste regioni in corrispondenza di territori che oggi sono in Europa, Asia ed America e che caratterizzarono il periodo del Cretacico superiore; effettivamente la lunghezza dell'esemplare di Coahuila è stata calcolata pari a circa 12 metri. Gli esperti sono stati inoltre in grado di stabilire che il dinosauro avesse alte spine neurali e caratteristiche creste che sormontavano il cranio, dettaglio che ne farebbe un Lambeosaurino, uno dei due gruppi principali in cui si divide la famiglia degli Hadrosauridae: purtroppo, però, per conoscere anche la specie è ancora troppo presto poiché sarebbero indispensabili altre ossa che però, magari, giacciono ancora sepolte e in attesa di esser riportate in superficie.

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