A poco più di un anno dalla prima storica foto che ha documentato la sua esistenza al centro della galassia M87, il buco nero distante 55 milioni di anni luce dalla Terra torna a far parlare di sé. I ricercatori dell’Università americana di Harward, guidati dal radioastronomo Maciek Wielgus, hanno infatti realizzato un affascinante video che mostra come l’ambiente che circonda il buco nero supermassivo cambi nel corso degli anni.

Il buco nero della galassia M87 in azione

Con una massa pari a 6,6 miliardi di volte quella del Sole, il corpo celeste – che appare come un anello rossastro – esercita un campo gravitazionale così intenso da attirare sia la materia sia la luce intorno a sé. Questo fenomeno, in parte osservabile con i radiotelescopi che catturano una porzione della luce emessa dalla materia che finisce al suo interno, risulta come una sorta di disco che ruota a velocità vorticose. “Poiché il flusso di materia che cade nel buco nero è turbolento – ha spiegato Wielgu – , possiamo vedere che l’anello di emissione oscilla nel tempo”.

Per poter visualizzare e studiare gli eventi che si susseguono, i ricercatori hanno rianalizzato i dati raccolti da Event Horizon Telescope (EHT), il progetto internazionale che ha sfruttato una rete di otto radiotelescopi dislocati a livello planetario, e recuperato le informazioni raccolte in precedenza da altri telescopi, divisi in quattro lotti (2009, 2011, 2012 e 2013), due dei quali mai pubblicati. La documentazione è stata poi combinata con un modello matematico basato sull’immagine rilasciata nell’aprile del 2019.

Nel complesso, la sequenza osservata è stata coerente con le aspettative: sebbene il buco nero non sia cambiato nel tempo (il suo diametro e la sua larghezza rimangono stabili nelle quattro osservazioni), è stato l’ambiente circostante a variare. I risultati hanno inoltre rivelato che un lato dell’anello di emissione era più luminoso dell’altro. “L'asimmetria di luminosità – si legge nello studio – può essere spiegata in termini di irradiazione relativistica dell’emissione da un plasma che ruota a velocità vorticose, vicine a quelle della luce”. Su una scala di diverse settimane, dicono gli autori, forti campi magnetici dovrebbero agitare l’anello di emissione, producendo più punti caldi che poi orbitano attorno al buco nero.