Il ricovero in ospedale per Covid-19 è associato a un aumento del rischio di riammissione e morte dopo la dimissione. Lo indicano i risultati di un nuovo studio condotto nel Regno Unito dai ricercatori dell’University College London e dell’University of Leicester che hanno esaminato le cartelle cliniche di 47.780 pazienti con Covid-19 ricoverati negli ospedali del National Health System inglese e dimessi entro il 31 agosto 2020, i cui dati sono stati confrontati con un gruppo di controllo di circa 50 milioni di persone Covid-negative ma simili per caratteristiche personali e di salute. Nel dettaglio, l’analisi ha indicato che quasi un terzo dei pazienti (29%) dei pazienti è stato riammesso in ospedale e più di uno su dieci (12%) è deceduto entro 140 giorni dalla dimissione. Questi eventi si sono verificati con una frequenza rispettivamente 4 e 8 volte maggiore rispetto al gruppo di controllo.

I dati, pubblicati nel dettaglio su British Medical Journal, hanno inoltre indicato un più alto tasso di disfunzione multiorgano nei pazienti che hanno superato l’infezione da coronavirus, e sia il diabete sia gli eventi cardiovascolari avversi sono risultati particolarmente comuni. “Il rischio assoluto di morte, riammissione in ospedale e disfunzione multiorgano dopo la dimissione è risultata maggiore nei soggetti di età pari o superiore ai 70 anni rispetto ai pazienti più giovani – hanno osservato gli studiosi – . Abbiamo anche rilevato che i soggetti dimessi dall’unità di terapia intensiva dopo Covid-19 hanno sperimentato tassi di mortalità e riammissione maggiori rispetto a chi non ha richiesto cure intensive, sebbene i principali rischi relativi non fossero limitati agli anziani e uniformi tra le diverse etnie”.

Nel complesso, i risultati dello studio sono risultati coerenti con i meccanismi biologici associati al coinvolgimento respiratorio, cardiovascolare, metabolico, renale ed epatico osservati nei pazienti Covid, ampliando le evidenze scientifiche sulla sindrome post-Covid. “La diagnosi, il trattamento e la prevenzione della sindrome post Covid – concludono gli autori dello studio – richiedono approcci integrati piuttosto che specifici per organi o malattie. Inoltre sono necessarie ricerche urgenti per stabilire i fattori di rischio”.