watson_IBM

Qualcuno dice che i “big data” sono la miniera d’oro del XXI secolo, e che da qui a dieci anni produrranno un giro d’affari di diverse decine di miliardi di euro. Ma nessuno finora si era spinto a suggerire che le tecniche di data mining potessero essere usate per curare il cancro. La IBM crede invece che i propri supercomputer possano dare un contributo decisivo. Per questo, il colosso dell’informatica ha messo a disposizione il suo supercomputer “Watson”, divenuto celebre in America due anni fa per aver battuto il campione mondiale di Jeopardy!, il celeberrimo quiz televisivo, al fine di analizzare enormi quantità di dati connessi al tumore al polmone per individuare le terapie migliori per ciascun paziente. Una sfida tipica del data mining, la nuova branca che impiega sofisticate tecnologie informatiche di elaborazione di moli enormi di dati per individuare strutture e strategie ottimali in molteplici campi, dall’economia alla fisica e ora alla medicina.

watson_jeopardy

Milioni di dati in pochi secondi – In collaborazione con il Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, la IBM ha dato in pasto al supercomputer Watson quasi 1 milione e mezzo di dati biomedici provenienti da un gran numero di pazienti e raccolti nell’arco di decenni, e oltre 2 milioni di pagine di testi provenienti da 42 riviste scientifiche e trial clinici su ricerche oncologiche. Navigando nel mare di dati inghiottiti, Watson può produrre le migliori opzioni per trattamenti terapeutici nel giro di pochi secondi. In poco meno di un anno, Watson ha imparato tutto quello che c’è da sapere sul cancro, le diverse terapie e le ultime ricerche soprattutto nel campo della genetica, da cui la scienza promette di estrarre le cure migliori perché personalizzabili per ciascun paziente. Come nei migliori racconti di fantascienza di Isaac Asimov, dove gli scienziati fornivano milioni di dati al supercomputer Multivac per ottenere risposte sul modo migliore per gestire i problemi della Terra, Watson potrebbe fornire un apporto decisivo nel mettere la comunità scientifica sulla giusta strada nella lotta contro il cancro.

Il medico è un computer – La sua forza sta soprattutto nella possibilità di essere maneggiato da chiunque. Una volta programmato a dovere – procedimento che richiede anche molti mesi – basta parlargli per fornirgli l’input. Il medico potrà dire a Watson: “Il mio paziente X presenta sangue nelle urine”. Il supercomputer capisce ed elabora l’informazione insieme a tutte quelle precedenti. La sperimentazione finora condotta ha dimostrato che circa il 90% dei medici segue i suggerimenti terapeutici forniti da Watson. Il supercomputer è attualmente specializzato nel tumore al polmone, avendo analizzato dati di 1500 diversi pazienti del centro oncologico di New York. Ma IBM vuole commercializzare la tecnologia, che potrebbe rivelarsi alla portata di tutti i più moderni centri ospedalieri. Se solo due anni fa Watson necessitava di uno spazio grande quanto una camera da letto matrimoniale, oggi ha le dimensioni di un cartone per la pizza: la velocità di processamento dei dati è aumentata del 240% in 24 mesi. IBM non ha ancora svelato, tuttavia, quale sarebbe il prezzo del supercomputer.