Erano anni che i ricercatori cercavano di riuscirci e adesso finalmente ce l'hanno fatta: per la prima volta nella storia della medicina, un uomo paralizzato ha mosso le dita e la mano attraverso il pensiero. Quanto realizzato è stato possibile grazie alle collaborazione tra l'Ohio State University Wexner Medical Center Neurological Institute e Battelle che su Nature hanno pubblicato lo studio intitolato “Restoring cortical control of functional movement in a human with quadriplegia”. Ma come è stato possibile?

Protagonista della vicenda è Ian Burkhart, un ragazzo tetraplegico di Dublino che già nel 2014 si era reso disponibile per dimostrare le potenzialità della tecnologia del bypass neurale (un chip impiantato nel cervello che permette all'organo di comunicare direttamente con i muscoli senza passare dalle zone danneggiate) che gli aveva permesso di aprire e chiudere la mano attraverso il pensiero. Oggi però l'uomo è riuscito a fare molto di più: è in grado infatti di muovere la mano e le dita anche per prendere le posate e per sollevare il telefono, tutto ciò ha reso la sua vita molto più semplice migliorandone anche la qualità.

I movimenti ottenuti sono il frutto di un lungo lavoro iniziato 10 anni fa e portato avanti dai ricercatori che inizialmente hanno sviluppato algoritmi e software adatti all'obiettivo e collegati con il chip che il ragazzo ha nel cervello, chiamato NeuroLife. Per giungere a questi risultati, i ricercatori sono partiti dalle scimmie dalle quali hanno decifrato i segnali cerebrali utili ad iniziare il movimento dell'arto e della mano attraverso un impianto di microelettrodi posizionati nella corteccia motoria, i dati raccolti sono poi stati tradotti in vari segnali che hanno permesso alle scimmie di muovere un braccio robotizzato con il pensiero e grazie alla mediazione di un computer.

Lo step successivo è stato quello di passare alla sperimentazione su umani, come nel caso di Burkhart che, grazie ad una serie di elettrodi che passano dal computer, ora riesce a controllare i movimenti della sua mano e delle dita con il pensiero.

Il passo decisivo è stato compiuto, adesso i ricercatori possono concentrarsi per migliorare ulteriormente questa tecnologia e renderla adatta anche ad altre lesioni cerebrali o del midollo spinale, ma soprattutto per permettere ai pazienti di gestire questi strumenti a casa.

[Foto di Ohio State University]