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23 Giugno 2021
13:34

Un nuovo vaccino universale contro più ceppi di coronavirus può proteggerci da future pandemie

Sviluppato negli Stati Uniti dai ricercatori della UNC Gillings School of Global Public Health a partire da un mRNA simile a quello dei vaccini anti-Covid di Pfizer e Moderna, ha dato prova di proteggere non solo dall’infezione causata dalle varianti virali di Sars-Cov-2 ma anche attivato il sistema immunitario contro altri coronavirus ad alto potenziale pandemico.
A cura di Valeria Aiello
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La vaccinazione contro più ceppi di coronavirus, utilizzando un unico siero a mRna, potrebbe rivelarsi una strategia vincente non solo contro le varianti di Sars-Cov-2 ma anche nei confronti di altri coronavirus ad alto potenziale pandemico.

La minaccia di nuovi ceppi di coronavirus

In quest’ottica, i ricercatori della Gillings School of Global Public Health, la scuola statunitense di sanità pubblica dell’Università della Carolina del Nord a Chapel Hill, hanno messo a punto una nuova formulazione in grado di indurre una risposta immunitaria estesa al sottogenere Sarbecovirus, di cui fanno parte sia Sars-Cov-2 (e tutte le sue varianti), sia Sars-Cov, il virus che ha causato l’epidemia di Sars tra il 2002 e il 2003, oltre a diversi ceppi virali simili, di cui i pipistrelli sono noti serbatoi, e che potrebbero essere in grado di infettare l’uomo.

L’approccio, partito dall’ottimizzazione di un mRna simile a quello dei vaccini anti-Covid di Pfizer e Moderna, ha portato alla costruzione di codici ibridi che contengono le informazioni genetiche per indurre lo sviluppo di risposte immunitarie dirette contro coronavirus zoonotici, epidemici e pandemici.

I diversi costrutti genetici della proteina Spike utilizzati per i vaccini contro i Sarbecovirus: Spike chimera 1 comprende il dominio N–terminale di HKU3–1 (un coronavirus dei pipistrelli) e il dominio di legame al recettore di SARS–CoV e il resto della proteina Spike di SARS–CoV–2. Spike chimera 2 comprende il dominio di legame al recettore di SARS–CoV–2; e il dominio N–terminale e il dominio S2 di SARS–CoV. Spike chimera 3 include il dominio di legame al recettore di SARS–CoV e il dominio N–terminale e il dominio S2 di SARS–CoV–2. Spike chimera 4 comprende il dominio di legame al recettore di RsSHC014 (un coronavirus dei pipistrelli) e il resto della proteina Spike di SARS–CoV–2. SARS–CoV–2 wild type furin knockout è un costrutto della proteina Spike del virus originario inattivato per l’enzima furina mentre il norovirus capsid è un vaccino utilizzato come controllo e diretto contro il capside del norovirus, un patogeno che causa la gastroenterite / Science.
I diversi costrutti genetici della proteina Spike utilizzati per i vaccini contro i Sarbecovirus: Spike chimera 1 comprende il dominio N–terminale di HKU3–1 (un coronavirus dei pipistrelli) e il dominio di legame al recettore di SARS–CoV e il resto della proteina Spike di SARS–CoV–2. Spike chimera 2 comprende il dominio di legame al recettore di SARS–CoV–2; e il dominio N–terminale e il dominio S2 di SARS–CoV. Spike chimera 3 include il dominio di legame al recettore di SARS–CoV e il dominio N–terminale e il dominio S2 di SARS–CoV–2. Spike chimera 4 comprende il dominio di legame al recettore di RsSHC014 (un coronavirus dei pipistrelli) e il resto della proteina Spike di SARS–CoV–2. SARS–CoV–2 wild type furin knockout è un costrutto della proteina Spike del virus originario inattivato per l’enzima furina mentre il norovirus capsid è un vaccino utilizzato come controllo e diretto contro il capside del norovirus, un patogeno che causa la gastroenterite / Science.

I risultati della ricerca, pubblicati sulla rivista Scienze, hanno indicato che la somministrazione di questo vaccino ibrido nei roditori ha effettivamente indotto la produzione di anticorpi neutralizzanti contro una più ampia gamma di Spike, le proteine che questi virus utilizzano per legare le cellule e penetrare al loro interno, incluso un anticorpo diretto contro la variante B.1.351 di Sars-Cov-2, nota anche come Beta (ex sudafricana).

I dati relativi alle infezioni e ai danni polmonari nei topi hanno inoltre evidenziato che il vaccino ha protetto i roditori, supportando la validità della formulazione ibrida e suggerendo lo svolgimento di ulteriori test che potrebbero portare a studi clinici nell’uomo a partire dal 2022.

Il vaccino  ha il potenziale per prevenire le epidemie nel caso emergano nuove varianti di Sars-Cov-2 o coronavirus correlati” ha indicato Ralph Baric, epidemiologo della Gillings School of Global Public e autore corrispondente dello studio. “I nostri risultati – ha aggiunto David Martinez, ricercatore e co-autore principale dello studio – supportano lo sviluppo di vaccini più universali per proteggere l’uomo in modo proattivo dai virus che possono rappresentare una futura minaccia per gli esseri umani. Con questa strategia – ha concluso – forse possiamo prevenire la diffusione di un Sars-Cov-3”.

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