Non è semplice parlare di cause uniche scatenanti di disturbi alimentari come l'anoressia, della sindrome dell'intestino irritabile e della sindrome dell'affaticamento cronico. Secondo i ricercatori della Lancaster University infatti i fattori psicologici non sono sufficienti da poter essere considerati come il motivo responsabile dello sviluppo di questo disagio comportamentale. Cosa agevola allora questi disturbi permettendo loro di insidiarsi nel corpo di un paziente? Ci risponde uno studio intitolato “Microbes, molecular mimicry and molecules of mood and motivation” e pubblicato su Medical Hypotheses.

I ricercatori partono dall'idea che per quanto ad aiutare lo sviluppo di questi disturbi funzionali siano di solito abusi sessuali o fisici vissuti durante l'infanzia viene difficile credere che possano essere le uniche cause scatenanti. Inoltre va considerato che di solito le donne hanno una maggiore tendenza a sviluppare i disturbi sopra elencati e le malattie autoimmuni.

A questo proposito gli scienziati fanno riferimento agli autoanticorpi, un'immunoglobulina che attacca l'organismo stesso invece degli agenti patogeni e che è spesso associata alle malattie autoimmuni, questi sono per lo più presenti nelle donne e aumentano con il passare dell'età e sono stati rilevati nelle pazienti che soffrono di anoressia.

Gli scienziati spiegano che ci sono prove che disturbi come la sindrome dell'intestino irritabile spesso si sviluppano in seguito ad episodi di diarrea, così come la stanchezza cronica potrebbe scaturire da infezioni come la mononucleosi o l'epatite virale.

Quanto all'anoressia potrebbe essere influenzata da secrezioni da batteri che colpiscono il cervello innescando la produzione di anticorpi che influenzano l'umore e la motivazione estremizzando alcune emozioni come il disgusto o la paura. Queste reazioni, unite all'immagine della donna veicolata dai media, portano il cervello di un'adolescente a non sentirsi a proprio agio con il corpo e, piano piano, a provare disgusto e paura verso il cibo.

Se quanto scoperto fosse vero, in futuro si potrebbe intervenire sulle pazienti attraverso iniezioni di immunoglobuline “sane”.

[Foto copertina di Stephen Brace]