Uno studio brasiliano ha finalmente dato prova certa che un aperitivo può proteggere il cuore dagli infarti. La ricerca scientifica infatti sapeva già da 20 anni del potere protettivo dell'alcol sulle cellule cardiache, ma le motivazioni erano ancora sconosciute. I ricercatori dell'Istituto di Scienze Biomediche dell'Università di San Paolo attribuiscono questa funzione ad un effetto di "precondizionamento" grazie all'attivazione di enzimi difensivi.

L'enzima. La magia sembra sia dovuta al ALDH2 (aldeide deidrogenasi-2), un enzima capace di smaltire le tossine prodotte dalla digestione dell'alcol e di distruggere quelle prodotte dalle cellule cardiache in caso di forte stress, come un attacco cardiaco. L'esposizione moderata all'etanolo infatti causa un basso livello di stress al miocardio, insufficiente per provocare un danno, ma capace di suscitare un risposta delle cellule. "La segnalazione intracellulare viene riorganizzata, le cellule cardiache creano una memoria biochimica per proteggersi dai danni, noto anche come precondizionamento. Quando le cellule saranno sottoposte a un livello più elevato di sofferenza, sapranno come affrontarlo", ha detto Julio Cesar Batista Ferreira, professore nel Dipartimento di Anatomia dell'ICB-USP.

Lo studio. Per anni si è creduto che fosse la mancanza di ossigeno a creare i maggiori danni durante un infarto. Le nuove ricerche invece dimostrano che durante la fine dell'attacco ischemico il forte stress, dovuto alla riperfusione delle cellule, provoca un rilascio di una tossina altamente nociva che distrugge i nuclei cellulari: l'4-HNE. Lo studio dimostra che un cuore, in precedenza trattato con etanolo, risponde salvando il 30% delle cellule in più rispetto a un cuore normale. I ricercatori infatti hanno studiato i cuori di 5 diversi gruppi di topi. Creato artificialmente un infarto miocardico in 4 di questi, il muscolo cardiaco dei topi non trattati ha perso circa il 50 % delle cellule, mentre i cuori trattati in precedenza con etanolo ne perdevano solo il 30%. Nei restanti 2 gruppi veniva testata la risposta dell'enzima aldeide deidrogenasi-2 inibendolo farmacologicamente o geneticamente, riscontrando danni superiori quasi del 80%. Lo studio potrebbe portare anche alla produzione di farmaci salva vita, utili per ridurre il danno da ischemia cardiaca.

Eccesso di alcol. Mettete giù gli shot di tequila perché l'articolo non è ancora finito. Bisogna stare attenti infatti a non esagerare. Lo studio dimostra anche che un eccessivo consumo di alcol renderebbe più complicata la funzione ALDH2, causando un iper produzione dell'enzima. In questo caso i danni cardiaci vengono accentuati, provocando la morte di molte più cellule. Un altro fattore da tenere in considerazione dichiara il dr. Ferreira è la genetica. Una mutazione comune a 500 milioni di persone, sopratutto asiatici, diminuisce l'efficacia dell'ALDH2 quasi del 80%, rendendo i danni di chi beve anche un solo bicchiere, simili a chi ne fa un uso massivo. "È facile identificare queste persone. Si arrossano e lamentano subito mal di testa dopo aver bevuto. La loro resistenza all'alcool non migliora nel tempo ".