Parassita
in foto: Parassita

Era il gennaio del 2013 quando un uomo di 41 anni colombiano si è presentato dal medico con diversi sintomi, come stanchezza, febbre, tosse e perdita di peso che duravano ormai da qualche mese. Consapevole di essere affetto da HIV dal 2006, il paziente non seguiva le terapie, ma non era questo il motivo del suo malessere. I medici gli diagnosticarono infatti un tumore ai polmoni e ai linfonodi la cui causa è davvero sorprendente.

I test effettuati sull'uomo hanno infatti evidenziato la presenza di uova di Hymenolepis nana, un parassita tipico dell'uomo e dei roditori, e di cellule, 10 volte più piccole del normale, responsabili del cancro di cui era malato il paziente. Dopo aver eseguito molte analisi, i ricercatori hanno trovato tracce del DNA del parassita nel tumore dello stesso uomo.

Gli scienziati ipotizzano che la presenza dell'HIV nell'uomo abbia agevolato lo sviluppo dello stesso parassita e conseguentemente del cancro. In pratica l'uomo ha contratto il tumore dal parassita. Il paziente purtroppo è morto 72 ore dopo che i ricercatori erano riusciti a scoprire che la causa del suo male era dovuta proprio al parassita Hymenolepis nana.

Questo tipo di parassita è molto comune negli esseri umani e si stima che circa 75 milioni di persone ce l'abbiano in corpo, in particolare i bambini in alcune aree del mondo. Le infezioni dovute alla presenza dell'Hymenolepis nana, che conclude il proprio ciclo di vita all'interno dell'intestino, sono solito asintomatiche anche se a volte possono portare ad infezioni limitate al tratto gastrointestinale.

Per quanto il caso del paziente colombiano sia da definirsi decisamente raro, i ricercatori ricordano che al mondo esistono milioni di pazienti affetti sia dalla presenza del parassita che dallo stesso HIV e che quindi non possiamo sapere quanti casi simili ci siano stati o ci siano attualmente.

Questa storia clinica è stata inserita all'interno dello studio “Malignant Transformation of Hymenolepis nana in a Human Host” pubblicato su The New England Journal of Medicine.