Quando si parla di tumore al seno purtroppo ci si riferisce ad una malattia che ogni anno colpisce moltissime donne italiane, ma quando si parla di tumore al seno ci si riferisce anche a quel 10% di casi, circa 3.000 ogni anno, di episodi aggressivi e recidivi della malattia che, a distanza di tempo, ricompare in una forma spesso definita ‘incurabile' o comunque difficilmente curabile. Uno studio realizzato dalla a Breast Unit del Policlinico di Sant’Orsola e guidato dal professor Mario Taffurelli e dal professor Massimiliano Bonafè, dimostra però per la prima volta che sconfiggere le recidive è possibile.

Come spiegato all'interno dello studio intitolato “Self-renewal of CD133hi cells by IL6/Notch3 signalling regulates endocrine resistance in metastatic breast cancer” e pubblicato su Nature, i ricercatori sono riusciti a scoprire cosa rende la forma recidiva di tumore al seno così forte al punto da essere quasi imbattibile.

Si tratta di una vera e propria ‘corazza' che avvolge le cellule staminali del tumore proteggendole dai farmaci. Nello specifico, spiegano i ricercatori, “durante il periodo di latenza, le cellule staminali del tumore sfruttano una citochina con cui il nostro corpo si difende dalle infezioni, anche le più banali, per ‘corazzarsi' contro le terapie, che risultano così inefficaci”.

La corazza che invece di difenderci dalle infezioni contrasta le terapia si chiama interleukina6.

La scoperta della ‘corazza' non è però l'unica buona notizia dello studio italiano, ciò che dobbiamo sapere infatti è che esiste già un farmaco, un anticorpo monoclonale, capace di bloccare la citochina e che di solito viene impiegato nelle terapie per l'artrite reumatoide.

Non siamo ancora di fronte ad una cura, ma i medici fanno sapere di voler avviare un trial sperimentale per poter portare questa ipotetica cura dal laboratorio alle corsie degli ospedali.