Donald Trump pensa già al momento in cui sconfiggeremo il coronavirus. Lo fa proponendo di aprire milioni di acri di riserve naturali alla caccia come celebrazione della fine del lockdown, quando questa avverrà. Lo scorso 8 aprile, il segretario all'Interno statunitense David Bernhardt ha annunciato di voler espandere le aree di caccia includendo 2,3 milioni di acri di terreno pubblico presso 97 riserve naturali nazionali e 9 allevamenti di pesci. Sarebbe la più grande singola espansione delle zone di caccia e pesca della storia degli Stati Uniti d'America.

La proposta, accolta da apprezzamenti dalle lobby della caccia e da forti polemiche da parte dei gruppi animalisti, consentirebbe la caccia di orsi neri, linci, tassi, alci, volpi, bassarischi e coguari all'interno di diverse riserve nazionali. Consentirebbe anche la caccia di alligatori in riserve in Texas, Georgia e Carolina del Sud. "Una volta che lo sforzo dell'amministrazione Trump di eradicare il Covid-19 sarà portato a termine, non ci sarà modo migliore di celebrare che uscire per apprezzare l'aumento delle zone di caccia e pesca" ha commentato Aurelia Skip, direttrice dell'US Fish and Wildlife Service, in una nota del Governo americano.

Ma la decisione ha ovviamente attirato a sé numerose polemiche, in particolare dai gruppi animalisti e di protezione delle riserve naturali americane. "Invece di rispondere alle richieste di risorse e assistenza di stati e autorità locali durante questa pandemia, il segretario Bernhardt ha fatto un annuncio che non potrà mai compensare le terre perse come risultato dell'agenda di Trump che ha decimato le nostre terre pubbliche e le tutele ambientali" ha commentato Jayson O’Neill, direttore del Western Values Project. Sulla stessa linea è Jacob Carter, un ricercatore del Center for Science and Democracy at the Union of Concerned Scientists: "La bozza del nuovo regolamento si baserà sui rapporti autonomi dei cacciatori in merito al loro raccolto, un'operazione che il 60 percento dei cacciatori non fa. Senza un sistema di monitoraggio, sarà complesso comprendere gli effetti di un cambiamento senza precedenti. Le decisioni future si baseranno su dati dati incompleti, cosa che metterà a rischio la salute delle zone protette".