L’introduzione del parto cesareo negli anni ’50 ha permesso a molte persone di sopravvivere, madri, e ad altre di vivere, figli. Ma che effetto ha avuto questa operazione chirurgica sulla nostra specie? Secondo i ricercatori dell’Università di Vienna, il parto cesareo ha contribuito alla nostra evoluzione, in particolare per quanto riguarda la grandezza dei neonati e della loro testa, sempre più sproporzionata rispetto al bacino delle madri che, invece, non si è modificato con il passare del tempo. Lo studio, intitolato “Cliff-edge model of obstetric selection in humans”, è stato pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences.

Quando parliamo di parto cesareo ci riferiamo a quell’intervento chirurgico, che può essere effettuato d’urgenza o programmato se le condizioni della madre lo prevedono, che bypassa il passaggio del feto dal bacino poiché lo estrae, detto banalmente, dalla pancia stessa in seguito ad un’incisione.

Dagli anni ’50 ad oggi, spiegano i ricercatori, i casi di parto cesareo sono aumentati, dal 3% al 3,6%, stiamo parlando di un incremento del 20% in quasi 70 anni che, forse, ha avuto ripercussioni sulla nostre evoluzione. In che modo? Partiamo dal presupposto che oggi, a livello statistico, i neonati più grandi hanno più possibilità di sopravvivere, in passato invece questi stessi bambini erano quelli che più probabilmente non sarebbero riusciti ad attraversare il canale e sarebbero morti, magari uccidendo la madre. Grazie al parto cesareo però, non solo i più grandi sopravvivono, ma a loro viene trasmesso il gene del bacino della madre, questo vuol dire che quando sarà il loro momento, avranno figli “più grandi” mentre il loro bacino sarà stretto. A livello percentuale si calcola che il divario tra la grandezza della testa dei neonati e il bacino delle madri è aumentato del 20%, insomma, ci stiamo evolvendo e stiamo diventando sempre più grandi, ma il nostro corpo non si sta adattando a queste modifiche poiché fa, involontariamente, affidamento sulla “tecnologia” dei parti cesarei.