Stazioni e aeroporti, uffici e aziende allo stesso modo di negozi, bar, ristoranti, centri commerciali così come centri estetici, parrucchieri e barbieri. Nei luoghi pubblici ci si affretta ad adottare le nuove misure di sicurezza come telecamere termiche e pistole a infrarossi per rilevare la temperatura corporea, diventate un po’ ovunque obbligatorie per lo svolgimento dell’attività. L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha però messo in guardia dall’uso di strumenti per lo screening delle persone con possibili sintomi di coronavirus, dichiarando che tali dispositivi rischiano di essere inaffidabili e inadeguati.

Termoscanner contro il coronavirus inaffidabili e inadeguati

Un nuovo rapporto pubblicato dall’ente non governativo che difende i diritti civili e le libertà individuali negli Stati Uniti afferma che “il falso senso di sicurezza fornito da queste tecnologie può potenzialmente portare le persone ad essere meno attente nel rispetto delle raccomandazioni contro il virus, come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale”.

In particolare, il rapporto indica che “le pistole a infrarossi possono essere in parte inaffidabili perché, a differenza dei termometri che misurano la temperatura corporea interna, rilevano la temperatura della pelle, fornendo una misura superficiale che può variare se la persona si è esposta al sole, sta sudando oppure arriva dall’esterno”. Allo stesso modo, aggiunge il rapporto, anche “molte telecamere termiche, che misurano la temperatura di una persona a distanza, possono essere imprecise e potrebbero dover essere frequentemente tarate”.

Inopportuno anche il sistema di screening

Anche nel caso di dispositivi più precisi, l’ACLU ritiene che il rischio è di “non riuscire a identificare le persone che hanno contratto l’infezione ma sono asintomatiche”. A supporto di questa affermazione, l’organizzazione cita alcuni recenti studi che “hanno evidenziato che circa un quarto delle persone con Covid-19, o forse anche più, non presenta febbre o altri sintomi”. Nel rapporto, l’ACLU chiede agli esperti di salute e sanità pubblica di esaminare l’efficacia delle tecnologie di misurazione della temperatura per “valutare se il compromesso vale la pena”. Altrimenti, sollecita l’ente, i sistemi di screening dei positivi attraverso misurazione della febbre non andranno implementati. Una soluzione a più basso impatto tecnologico per uffici e aziende è arrivata dai Centri per la Prevenzione e il Controllo delle malattie (CDC): “Chiedere ai dipendenti di misurare la temperatura prima di arrivare sul posto di lavoro oppure misurarla all’arrivo”.