L’applicazione di nuovo metodo di decodifica dei geni virali, chiamato BONCAT (acronimo di BioOrthogonal Non-Canonical Amino acid Tagging), ha permesso di identificare nuove proteine espresse in cellule infettate dal virus herpes simplex di tipo 1 (HSV-1). Il metodo, illustrato per la prima volta nel 2006 da Daniela C. Dieterich e colleghi, ha consentito il monitoraggio della sintesi proteica all’interno della cellula ospite e, nello specifico, ha dato la possibilità di individuare nove frammenti di DNA virale che codificano per altrettante proteine fino ad oggi non note. Una di queste, che gli studiosi hanno chiamato PiUL49, è stata collegata all’insorgenza dell’encefalite erpetica, un’infezione cerebrale che può presentarsi ad ogni età ma è più comune nei bambini con meno di tre anni alla prima infezione da HSV-1 e negli adulti con più di 50 anni con un’infezione ricorrente.

Gli herpesvirus di cui fa parte HSV-1 sono virus a Dna di grandi dimensioni che possono infettare le cellule di diverse specie animali, tra mammiferi, uccelli, rettili, pesci, anfibi e molluschi. Recentemente, il profilo ribosomiale, un approccio potente e completo per mappare le sequenze tradotte in un genoma, ha messo in luce l’elevata complessità di questa famiglia di virus, evidenziando la presenza di molti open reading frame (ORF), le chiavi di lettura che consentono di codificare un’intera proteina. Sebbene per una buona parte di questi ORF siano state identificate le corrispondenti proteine, per molte altre resta da chiarire il loro significato biologico.

A tali proteine (almeno 84 diverse ad oggi note per HSV-1) si aggiungono ora le 9 identificate dai ricercatori tra cui, come detto, piUL49, la cui funzione, descritta nello studio pubblicato su Nature Communications, è stata compresa mediante un modello murino che ha evidenziato il suo coinvolgimento nel meccanismo di insorgenza dell’infezione cerebrale. “Una scoperta che contribuirà notevolmente alla comprensione del coinvolgimento del sistema nervoso centrale nell’infezione da HSV-1 – ha detto Yasushi Kawaguchilo della Divisione di Virologia Molecolare del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell’Istituto di Scienze Mediche dell’Università di Tokyo e autore principale dello studio – . I nostri risultati dimostrano la presenza di geni virali che codificano per proteine non note in HSV-1, qualcosa che probabilmente accadrà per molti altri virus a Dna le cui proteine criptiche dovranno essere ancora identificate”.