Alcuni approcci terapeutici per la cura del cancro possono aumentare significativamente le complicanze associate a Covid-19 nonché il rischio di morte: lo evidenzia un nuovo studio dei ricercatori dell’Università di Cincinnati (Usa) i cui risultati sono stati presentati in occasione del Congresso della Società europea di oncologia medica. Gli studiosi hanno fatto luce sulla possibilità che alcuni standard di trattamento nei pazienti oncologici possano influire sul decorso della malattia virale. “Le persone che lottano contro il cancro sono più suscettibili alle infezioni da coronavirus e successive complicazioni – ha affermato la professoressa Trisha Wise-Draper della Divisione di Ematologia Oncologica del College of Medicine dell’Università di Cincinnati e autrice principale dello studio – . In questi pazienti abbiamo osservato tassi di ospedalizzazione più elevati, fino al 40%, e un rischio più alto di complicazioni, malattie respiratorie gravi e morte”.

Terapie anti-cancro aumentano i rischi di Covid-19

Precedenti studi su Covid-19 hanno indicato che fattori come l’età e alcune patologie preesistenti, inclusi i tumori, aumentano il rischio di infezione da coronavirus e di sviluppare forme particolarmente aggressive della malattia, permettendo di identificare quali sono le categorie di pazienti più fragili. Gli studiosi, tuttavia, hanno evidenziato una correlazione tra i tempi del trattamenti anti-cancro e tassi più elevati di complicazioni e morte.

Su 3.600 pazienti analizzati in 122 istituti degli Stati Uniti, abbiamo osservato che i tassi di mortalità a 30 giorni erano più elevati tra i malati di cancro trattati da uno a tre mesi prima della diagnosi di Covid-19, più alti in coloro che erano stati trattati con una combinazione di chemioterapia e immunoterapia” ha aggiunto Wise-Draper, oncologo della University Cincinnati Health e membro del Cincinnati Cancer Center – . “La mortalità è stata particolarmente elevata nei pazienti trattati con anticorpi monoclonali anti-CD20 utilizzati come farmaco per l’immunoterapia di alcuni linfomi quando il trattamento era stato somministrato da uno a tre mesi prima dell’infezione da coronavirus”.

I tassi di mortalità, spiegano i ricercatori, sono stati significativamente maggiori nei pazienti in trattamento attivo, cioè in coloro sottoposti con regolarità a chemioterapia, radioterapia, immunoterapia e a terapie mirate con farmaci a bersaglio molecolare, ad eccezione della terapia ormonale, rispetto ai pazienti non trattati nell’ultimo anno. “In ogni caso, questa non è una buona notizia – prosegue il dott. Wise-Draper – . Le terapie mirate, quando somministrate da uno a tre mesi prima della diagnosi di Covid-19, sono associate a una mortalità molto alta, fino al 50%. Inoltre, la morte per qualsiasi condizione o motivo nei pazienti con cancro è superiore alla popolazione generale, compresi nei pazienti in remissione e che non hanno ricevuto cure nell'ultimo anno”.

Riguardo alla combinazione di più forme di trattamento, i ricercatori hanno evidenziato che “l’associazione di immunoterapia e antitumorali (ma non l’immunoterapia da sola) possono condurre ad esiti peggiori in caso di Covid-19”. Ad ogni modo, concludono, sono necessari “ulteriori studi per comprendere gli effetti della pandemia su questi pazienti”.