Il coronavirus non fa dormire sonni tranquilli agli italiani. Indagini e statistiche indicano che un crescente numero di persone soffre di risvegli improvvisi, così come di difficoltà ad addormentarsi, in relazione alle preoccupazioni legate alla pandemia. Una situazione in cui l’impennata di contagi e le nuove restrizioni rischiano di accrescere tensione e stati d'ansia che possono avere un impatto significativo sul nostro equilibrio mentale. Ne abbiamo parlato con il dottor Massimo Cozza, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale ASL Roma 2 e autore con Maria Emilia Bonaccorso del volume “Positivi. Ritrovarsi dopo il disagio emotivo da pandemia” (Publiedit 2020) che a Fanpage.it ha spiegato come la rinuncia alle proprie abitudini e il doversi adattare a nuove regole possano determinare situazioni di stress e preoccupazione nelle persone.

Dottore, quanto questa nuova realtà sta influendo sul nostro benessere psico-emotivo?
Certamente la pandemia, in particolare con la ripresa della sua diffusione, sta condizionando la nostra salute psichica. Aumentano le ansie e le preoccupazioni a fronte delle nuove migliaia di casi positivi annunciati dai mass media, soprattutto con la conoscenza diretta o indiretta di persone infettate. La reazione emotiva di ciascuno è però diversa in rapporto alla sua storia familiare, sociale, psicologica ed affettiva. La possibilità di perdere il benessere mentale è correlata non solo al nostro corredo genetico, ma soprattutto alle circostanze della vita, all’ambiente ed alla diversa capacità di reagire agli eventi e ai cambiamenti.

Quali sono le ripercussioni più comuni di queste condizioni di stress?
Si può andare da una sana paura che ci porta a rispettare le giuste precauzioni a sentimenti ansiosi o depressivi, fino ad arrivare a chi nega l’evidenza senza affrontare le problematiche. In particolare, la tensione psichica permette all’organismo di entrare in allarme con l’attivazione di una serie di parametri anche biologici, a partire dall’aumento del cortisolo, che ci consente di rispondere in modo più efficace ed attento.  Se lo stato di allarme perdura, ci può essere un abbassamento delle difese immunitarie, l’insorgenza di diversi sintomi, dalla tachicardia alla dispnea, dai disturbi digestivi alla sudorazione, dalla cefalea da tensione alle eruzioni cutanee.

Quando i sintomi devono preoccuparci?
I primi campanelli d’allarme possono essere rappresentati dai disturbi del sonno, da una eccessiva irritabilità, aggressività con repentini cambi dello stato d’animo, disturbi del comportamento alimentare e somatici. Quando i pensieri negativi e lo stress diventano costanti, l’insonnia continua, gli stati d’ansia generalizzati, non consentendo più una quotidianità di vita, dobbiamo intervenire. Senza tenere i nostri vissuti emotivi e le nostre angosce nascosti nella mente.

Dobbiamo avere la capacità ed il coraggio di parlarne, di chiedere aiuto. In primo luogo, alle persone delle quali si ha fiducia, al proprio medico di famiglia, e se necessario rivolgendosi a specialisti e, anche direttamente, ai centri di salute mentale delle ASL. Una rete nazionale pubblica che è rimasta aperta anche durante il lockdown, certamente da potenziare con le risorse europee, ma dove le diverse professionalità, a partire dagli psichiatri e degli psicologi, possono dare risposte di ascolto attivo, di percorsi terapeutici e riabilitativi.

Come possiamo cambiare la nostra percezione della paura?
La condivisione è una prima risposta che attenua le nostre angosce. Ricordiamoci degli appuntamenti alle finestre e sui balconi ai tempi del lockdown, oppure dell’aumento dell’uso collettivo dei social. Una secondo pensiero positivo è rappresentato dal sentimento di responsabilità verso noi stessi e rispetto alla salute dell’altro, a partire dai familiari e dalle persone più fragili, che ci può far vivere meglio le restrizioni alle quali siamo obbligati. Fondamentale è quindi un sentimento di coesione sociale ed emotiva. Poter rivolgerci a qualcuno che ci possa ascoltare ed aiutare rappresenta di per sé una pillola per aiutare a contrastare lo stress.

Quale rischio possono rappresentare nuovi lockdown?
Certamente le gravi ripercussioni economiche, a partire dalla perdita del lavoro, potranno avere una importante influenza negativa sulla salute mentale su diversi cittadini. Così come la paura di non vedere più la fine della pandemia di Covid-19, di avere la sensazione di essere senza più via di uscita. Per alcuni ci può essere comunque un minore impatto a fronte di una resilienza emotiva consolidata nel percorso della pandemia.

Fondamentale, per non cadere dal punto di vista psichico, è la costruzione di una rete, affettiva e sociale, che dovrebbe rappresentare un’ancora di salvataggio. Servirebbero meno isolamento e più inclusione, provando, anche in periodi di quarantena e di lockdown, ad utilizzare i mezzi di comunicazione possibili, dal telefono ai social. Con una nuova capacità di poter accettare e vivere anche periodi negativi, insieme agli altri, con la consapevolezza che tutte le pandemie hanno avuto una fine, anche in periodi storici con una medicina molto più arretrata. Ritrovando la forza della positività che è in ciascuno di noi, in ogni popolo.

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