E se il Prozac potesse essere utilizzato per agire contro i deficit provocati dalla sindrome di Down? La domanda se la stanno ponendo i ricercatori americani che, basandosi su studi passati effettuati sui topi ("Prenatal pharmacotherapy rescues brain development in a Down's syndrome mouse model"), ritengono che il farmaco antidepressivo possa avere effetti positivi sul cervello dei pazienti affetti da questa malattia. Come spiegano i ricercatori del MIT, l'idea di base è che la fluoxetina, conosciuta come Prozac, possa incrementare le capacità cognitive dei soggetti malati.

Per saperne di più, a breve partirà uno studio pilota che cercherà di trovare una risposta definitiva a questo quesito e che vedrà la partecipazione di 21 donne incinte ai cui figli è già stata diagnosticata la sindrome di Down. Ovviamente non tutte le donne riceveranno il farmaco, che verrà somministrato, a loro insaputa, solo a 14 pazienti, le altre invece avranno il placebo (il che significa che crederanno di prendere l'antidepressivo quando in realtà la pastiglia assunta non ha alcun principio attivo).

La fluoxetina non verrà somministrata solo durante la gravidanza, ma ne faranno uso anche i bambini, una volta nati, per almeno due anni. Questo significa che lo studio avrà una lunga durata e controlli ad intervalli regolari che andranno a valutare la presenza, o meno, di eventuali cambiamenti nello sviluppo.

Ma perché il Prozac? La fluoxetina, che come dicevamo è il nome del farmaco, è un antidepressivo che agisce aumentando i livelli di serotonina, il neurotrasmettitore che ha un ruolo fondamentale nella regolazione dell'umore. Secondo i ricercatori, assumere Prozac in gravidanza potrebbe aiutare a sviluppare maggiormente il cervello dei pazienti, al punto da permettergli di funzionare normalmente. Non ci resta che attendere per saperne di più.