in foto: Una tartaruga a largo di Guantanamo – foto di James Cornwell, U.S. Army

Il Presidente degli Stati Uniti d'America, Barack Obama, in visita a Cuba: si tratta di un momento storico, un momento di quelli che rimarrà impresso nei libri di storia. Un evento memorabile che ricorda quello di un mese fa quando lo stesso Obama ha ribadito la sua volontà di chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo sia per motivi etici che per motivi economici. Ma, se il presidente dovesse davvero riuscire nel suo progetto (presentato già nel 2008), che fine farebbe l'area al momento destinata alla prigione?

A questa domanda rispondono Joe Roman, biologo presso la University of Vermont, e James Kraska, professore di legge presso lo U.S. Naval War College. Secondo gli accademici, Guantanamo potrebbe diventare la “Wood Hole” dei Caraibi, facendo riferimento all'omonimo centro di ricerca e studio dedicato alle scienze marine che si trova in Massachusetts. L'area cubana infatti è già una riserva naturale e una delle barriere coralline più importanti al mondo.

Come specificato in un comunicato comune pubblicato su Science e intitolatoReboot Gitmo for U.S.-Cuba research diplomacy”, la costa cubana è diventata negli anni un paradiso per le mangrovie, per la diversità di pesci, per la vita marina e per i coralli stessi e la chiusura della prigione non significa necessariamente ridare Guantanamo a Cuba, per questo l'apertura di una stazione di ricerca in questi luoghi potrebbe rappresentare un punto di incontro tra gli Stati Uniti e Cuba. Gli studiosi parlando infatti di una specie di “parco della pace internazionale” che può fornire benefici ad entrambe le parti.

Un simile progetto permetterebbe agli scienziati cubani di avere i giusti fondi per proseguire le ricerca e conoscere meglio l'ecosistema locale che potrebbe essere minacciato da un eventuale incremento del turismo a Cuba.

“Per le prossime generazioni – affermano Roman e Kraska – il nome Guantanamo potrebbe essere associato alla redenzione e gli sforzi fatti per preservare e riparare l'ambiente e le relazioni internazionali”. Insomma, il sogno è ripartire dall'ambiente per un futuro più sostenibile sia a livello politico che ecologico.