Tra i vari problemi che gli uccelli devono affrontare in questi tempi moderni, come i cambiamenti climatici, il riscaldamento globale e lo sconvolgimento degli habitat, non possiamo dimenticare di menzionare il consumo di plastica. Sempre più volatili marini infatti si nutrono, erroneamente, dei rifiuti di plastica che trovano in mare. Ma come è possibile? Come fanno a non capire che non si tratta del loro cibo? A queste domande rispondono i ricercatori della UC Davis attraverso lo studio intitolato “Marine plastic debris emits a keystone infochemical for olfactory foraging seabirds” e pubblicato su Science Advances.

Per cacciare il loro pasto, gli uccelli marini utilizzano il loro olfatto per percepire l’odore dello zolfo, in particolare del solfuro dimetile (DMS), rilasciato dalla alghe quando vengono mangiate dal krill, il loro cibo preferito. Questo profumo è il segnale che nei dintorni sono presenti i krill, un po’ come l’urlo di nostra madre quando da piccoli ci avvisava che era pronto in tavola.

L’odore rilasciato dalle alghe, purtroppo, è lo stesso rilasciato dalla plastica che si trova in mare: sembra cibo, odora di cibo, ma non è cibo. A questo proposito gli scienziati hanno posizionato in mare, legati ad una boa, tre diverse tipologie di palline di plastica (che sono state poi recuperate al termine dell’esperimento): alcune ad alta densità di polietene, altre a bassa intensità di polietene ed altre ancora in polipropilene. I dati raccolti hanno dimostrato che gli uccelli marini che seguono il “profumo” del solfuro dimetile tendono più facilmente a nutrirsi, per sbaglio, di plastica.

Quanto scoperto aiuta innanzitutto a svelare un mistero che fino ad ora era irrisolto, e quindi perché gli uccelli mangiano la plastica, e a dimostrare, ancora una volta, quali siano i pericoli di questa tipologia di rifiuti in mare.