Virioni dell’influenza di tipo A al microscopio elettronico a trasmissione (TEM) / Fonte: CDC
in foto: Virioni dell’influenza di tipo A al microscopio elettronico a trasmissione (TEM) / Fonte: CDC

Le infezioni causate da virus dell’influenza, come i virus di tipo A, possono determinare pericolose complicanze, inclusa la comparsa di polmoniti batteriche secondarie spesso dovute allo pneumococco (Streptococcus pneumoniae). Il motivo per cui tali infezioni virali possano aumentare il rischio di sviluppare infezioni batteriche non è stato ancora esattamente compreso ma un nuovo studio condotto dai ricercatori del Karolinska Institutet in Svezia ha fatto luce sulle cause delle cosiddette superinfezioni, ovvero quelle infezioni che subentrano in soggetti già colpiti da una malattia infettiva, una circostanza che ogni anno genera un grande carico di morbilità e mortalità durante i focolai stagionali e pandemici.

L’indagine, i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Pnas, mettono in luce che le infezioni da virus influenzali provocano alcuni cambiamenti nei tessuti delle basse vie aeree in grado di influenzare la crescita degli pneumococchi nei polmoni. In particolare, utilizzando modelli animali, i ricercatori hanno osservato che la malattia influenzale induce specifiche variazioni nelle concentrazioni di alcuni nutrienti, come la vitamina C e altre sostante protettive e che questa condizione genera nei polmoni un ambiente che favorisce la proliferazione batterica.

Nello specifico, batteri come gli pneumococchi si adattano all’ambiente infiammatorio, aumentando la produzione di un enzima denominato HtrA, una proteasi che determina un vantaggio in termini di crescita batterica e protegge i microrganismi dall’eliminazione da parte del sistema immunitario. “La capacità dello pneumococco di crescere nelle vie respiratorie inferiori durante un’infezione da virus dell’influenza sembra dipendere dall’ambiente ricco di sostanze nutritive, con i suoi livelli più elevati di antiossidanti che si verificano durante l’infezione, nonché dalla capacità dei batteri di adattarsi all’ambiente e proteggersi dall’eradicazione da parte del sistema immunitario” ha precisato Birgitta Henriques Normark, docente presso il Dipartimento di Microbiologia, Tumori e Biologia Cellulare del Karolinska Institutet e autrice principale dello studio.

L’HtrA – ha aggiunto Vicky Sender, ricercatrice dello stesso dipartimento e prima autrice dello studio – aiuta a indebolire il sistema immunitario e consente ai batteri di penetrare nello strato cellulare protettivo all’interno delle vie aeree”. Non è però noto se altre infezioni virali, come quelle provocate dal nuovo coronavirus Sars-Cov-2, possano determinare queste stesse condizioni. I ricercatori tuttavia ritengono che meccanismi simili possano potenzialmente essere individuati in pazienti che manifestano forme gravi di Covid-19.

Ad ogni modo, i risultati dello studio forniscono preziose informazioni su come i batteri riescano a sfruttare a loro vantaggio l’ambiente polmonare che si determina durante l’infezione virale, offrendo conoscenze che potrebbero essere utilizzate per identificare nuove strategie terapeutiche per scongiurare l’insorgenza di questa superinfezione. “Una possibile strategia può dunque essere quella di somministrare inibitori delle proteasi per prevenire la crescita pneumococcica nei polmoni” ha concluso Sender.