Da più di quattro secoli archeologi e geologi di tutto il mondo si interrogano sull’origine dei megaliti di Stonehenge. Un nuovo studio pubblicato questa settimana sulla rivista Science Advances aiuta a risolvere uno dei principali misteri del complesso preistorico che si trova in quella che oggi è la contea del Wiltshire, in Inghilterra.

Scoperto da dove arrivano i megaliti di Stonehenge

Su circa 80 sarsen, questo il nome delle gigantesche pietre, ne rimangono soltanto 52 originali, incluse le 15 pietre che formano il sistema trilitico, 33 dei 60 monoliti che formano il Cerchio di Sarsen, la Pietra del Tallone, la pietra del Sacrificio e due delle quattro Pietre originarie della Stazione. Lo studio ha indicato che la maggior parte dei sarsen condivide un’origine comune, identificata nell’area di West Woods, una località a soli 25 chilometri a nord di Stonehenge.

Per analizzare la composizione degli enormi massi, i ricercatori hanno usato una tecnica non distruttiva chiamata spettrofotometria a raggi X e hanno osservato le firme geochimiche dei megaliti di Stonehenge mettendole a confronto con quelle di altri sarsen sparsi nel Regno Unito. L’analisi ha permesso di dimostrare che 50 pietre su 52 condividevano una composizione chimica analoga, facendo così desumere la provenienza comune.

D’altra parte, la scoperta ha sollevato nuovi dubbi sugli altri 2 sarsen (la Pietra 26 e la Pietra 160) che avrebbero un’origine diversa che gli autori dello studio non hanno però identificato. “Ora possiamo sostenere che quando gli uomini primitivi si procurarono i sarsen puntavano soprattutto sulle dimensioni – ritiene Susan Greaney del English Heritage di Bristol, co-autrice dello studio – .  Volevano le pietre più grandi e resistenti che potessero trovare, per cui aveva senso prenderle il più vicino possibile. Da qui possiamo iniziare a capire il percorso che potrebbero aver fatto e aggiungere un altro pezzo al puzzle".