Parlare è ciò che più ci viene spontaneo, eppure il nostro cervello per permetterci di compiere questa azione lavora duramente e mette in connessione diverse aree cerebrali che, se danneggiate, ci impediscono di avere una vita “normale” E come interviene la scienza per rimediare a questo problema? Non sempre infatti è semplice ricostruire la capacità comunicative delle persone che hanno subito un ictus. Per comprendere meglio come funzioni il nostro cervello quando siamo in grado di scegliere le lettere corrette per scrivere o dire una parola, i ricercatori hanno analizzato quello delle persone che hanno perso la capacità di scrivere in seguito ad ictus e sono riusciti ad individuare l'area che controlla la scrittura. Lo studio, intitolato “Neural bases of orthographic long-term memory and working memory in dysgraphia ”, è stato pubblicato su Brain.

La ricerca ha coinvolto 33 persone che hanno perso la capacità di fare lo spelling in seguito ad un ictus. Tra questi, alcuni avevano difficoltà con la memoria a lungo termine, che impedisce alle persone di ricordarsi come compitare una parola, altri con la memoria di lavoro, quella cioè che se danneggiata può provocare dislessia, disortografia e disgrafia, disturbi legati proprio alla scrittura e alla composizione delle lettere utile a formare una parola.

Analizzando le lesioni cerebrali dei pazienti e mettendole in corrispondenza con il tipo di difficoltà diagnosticato, i ricercatori hanno scoperto che, per i soggetti che mostravano problemi con la memoria a lungo termine, le aree danneggiate erano nell'emisfero di sinistra, una verso la parte frontale del cervello, l'altra in quella inferiore verso il retro. Diversamente, nei pazienti con disturbi alla memoria di lavoro, le lesioni erano principalmente nell'emisfero di sinistra, ma in un'altra area, cioè quella superiore del cervello verso il retro.

Queste zone del cervello risultano essere molto distanti, spiegano i ricercatori, il che è sorprendente visto che collaborano tra loro. Quanto scoperto potrà essere utilizzato in futuro per comprendere come intervenire, in maniera più efficace, per riparare i danni subiti al cervello e permetteere ai pazienti di recuperare le capacità di comunicazione.

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