11 Agosto 2016
18:24

Scoperta la firma genetica all’origine dell’Alzheimer

I ricercatori hanno scoperto in quali parti del cervello di origina l’Alzheimer e perché, questo aiuterà allo sviluppo di trattamenti preventivi nei soggetti sani prima ancora dell’insorgere dei sintomi.
A cura di Zeina Ayache

I ricercatori della University of Cambridge hanno scoperto la firma genetica presente nei cervelli sani che precede il diffondersi dell'Alzheimer negli anni a venire. In pratica, gli scienziati avrebbero scoperto un modo per trovare le origini molecolari di questa malattia e potrebbero, un giorno, sviluppare un trattamento preventivo per i soggetti potenzialmente a rischio prima ancora della presenza dei sintomi. Lo studio, intitolato “A protein homeostasis signature in healthy brains recapitulates tissue vulnerability to Alzheimer’s disease”, è stato pubblicato su Science Advances.

Per riuscirci, gli scienziati hanno deciso di analizzare non tanto i cervelli malati, quanto quelli sani, in totale 500, e sono riusciti ad identificare un gruppo di geni nella regione dell'organo di solito più colpita dall'Alzheimer. I ricercatori hanno così scoperto che queste parti del cervello sono così vulnerabili perché qui il meccanismo di difesa che si instaura contro le proteine, che in parte è responsabile della malattia, è più debole. Stiamo parlando degli accumuli di proteine che formano le placche amiloidi tipiche in chi soffre di questa malattia. Questo significa che le persone sane portatrici di questa specifica firma genetica sono più a rischio, rispetto a chi non ce l'ha, di sviluppare l'Alzheimer nel corso della vita.

Sono anni che gli studiosi cercano di comprendere come mai alcune aree del cervello siano più soggette di altre alla malattia perché solo così è possibile capire come intervenire prevenendone l'insorgenza. Ma non è tutto. Quanto scoperto dai ricercatori potrebbe aiutare ad intervenire su altre malattie come la SLA e il Parkinson.

Speriamo dunque che quanto scoperto possa aiutare i ricercatori a trovare davvero una cura preventiva per questa malattia che colpisce, nel mondo, circa 30 milioni di persone e che, secondo le stime, ne colpirà 160 milioni entro il 2050.

[Foto copertina R. Freer – University of Cambridge]

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