Coronavirus
26 Maggio 2021
16:58

Scoperta la causa della sindrome infiammatoria post Covid nei bambini

A chiarire cosa determina la MIS-C, la grave complicanza legata all’infezione da coronavirus nei bambini, è stato un team multidisciplinare di esperti guidato dalla pneumologa pediatrica Lael Yonker del Massachusetts General Hospital for Children di Boston.
A cura di Valeria Aiello
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Sono le particelle di coronavirus Sars-CoV-2 che persistono nell’intestino dopo l’infezione e che possono finire nel circolo sanguigno, dove scatenano la grave sindrome infiammatoria multisistemica – multisystem inflammatory syndrome in children (MIS-C) – , la condizione rara ma grave che si sviluppa nei bambini e negli adolescenti come complicanza post-Covid. Lo ha scoperto un team multidisciplinare di esperti guidato dalla pneumologa pediatrica Lael Yonker del Massachusetts General Hospital for Children di Boston che, in un recente studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation, ha chiarito cosa determina l’instaurarsi della condizione.

La causa della sindrome infiammatoria post-Covid nei bambini

La sindrome, spiegano gli studiosi, può manifestarsi diverse settimane dopo l’infezione iniziale – con sintomi che includono febbre alta, dolore addominale, vomito e/o diarrea, eruzioni cutanee e grande stanchezza – e comportare danni a diversi organi, compresi fegato e cuore. “Circa l’80% dei bambini ricoverati in ospedale con MIS-C sviluppa una grave patologia cardiaca e deve affrontare una degenza ospedaliera prolungata e un lungo periodo di recupero – indicano gli esperti – . Le attuali strategie di trattamento includono steroidi e immunoglobuline per via endovenosa ma, se non trattata, la condizione può risultare fatale”.

Nello studio, che ha preso in esame le condizioni di 100 bambini (19 con MIS-C, 26 con Covid-19 e 55 controlli sani), i ricercatori hanno delineato il meccanismo biologico che provoca la grave sindrome infiammatoria, e identificato i potenziali biomarcatori per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione precoce. Il team di ricerca ha inoltre descritto nel dettaglio il successo del trattamento di un bambino di 17 mesi con MIS-C.

Quando ci siamo resi conto che il 95% dei bambini con MIS-C aveva particelle virali SARS-CoV-2 nelle feci ma che queste erano assenti o quasi assenti nel naso o nella gola, abbiamo indagato ulteriormente e abbiamo scoperto che il materiale virale indugia nell’intestino molto tempo dopo l'infezione e può portare a MIS-C” ha affermato Yonker, precisando che le particelle di coronavirus trovate nel tratto gastrointestinale dei bambini possono infiltrarsi nel flusso sanguigno, portando alla risposta immunitaria iperinfiammatoria caratteristica di MIS-C.

A suggerire questo meccanismo sono stati gli alti livelli di una specifica molecola rilevata nel sangue dei bambini con MIS-C, chiamata zonulina, una proteina che regola la permeabilità intestinale, aprendo le giunzioni strette tra le cellule epiteliali dell’intestino tenue. L’apertura di questi spazi consente il passaggio di sostanze dal lume intestinale al flusso sanguigno, come ad esempio il glutine, in un meccanismo analogo a quello osservato anche nelle persone geneticamente predisposte alla celiachia.

Sulla base di questa conoscenza, maturata all’inizio del 200 da Alessio Fasano, responsabile della Divisione di Gastroenterologia e Nutrizione pediatrica del Massachusetts General Hospital for Children e co-autore dello studio, i ricercatori hanno ritenuto che il trattamento per la celiachia con larazotide acetato, un bloccante della zonulina sperimentato anche contro la malattia di Kawasaki (una condizione simile alla MIS-C) potesse essere efficace contro la MIS-C.

L’efficacia del trattamento osservata nel caso del bambino di 17 mesi ha dunque aperto la strada al possibile uso di larazotide acetato come trattamento orale di Covid-19 e delle sue complicazioni. “La nostra ipotesi era che il larazotide avrebbe ridotto l’iperinfiammazione chiudendo le giunzioni strette e impedendo alle residue proteine Spike del virus Sars-CoV-2 di entrare nel flusso sanguigno” ha spiegato Fasano.

Il prossimo step dei ricercatori sarà quello di sviluppare una sperimentazione clinica per studiare l’effetto del larazotide sugli esiti clinici in MIS-C. “Passare dalla caratterizzazione di una nuova malattia, alla comprensione della sua causa, all'identificazione di un possibile nuovo trattamento è semplicemente incredibile” ha concluso Yonker.

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