Chiamato Homo Floresiensis, potrebbe non essere umano
in foto: Chiamato Homo Floresiensis, potrebbe non essere umano

Nuove ricerche scientifiche ogni giorno ci rendono chiaro quanto poco sappiamo realmente della storia del nostro mondo. L'ultima, solo in ordine cronologico, riaccenderebbe i riflettori sugli abitanti ominidi del pianeta che però non sono uomini.

Essere o non essere umani

Definiti “Uomini Hobbit”, non c'entrano nulla con i personaggi dei racconti che siamo abituati a conoscere se non per l'aspetto fisico minuto che li porta ad essere alti meno di un metro: sono l'oggetto di una controversa scoperta scientifica che potrebbe cambiare l'idea che ci siamo fatti del nostro passato, e di loro stessi. Secondo alcuni ricercatori in realtà non si tratterebbe di umani, diversamente quindi da quanto sostenuto fino a questo momento.

Dall'Australopithecus ad oggi

Prima dell'uomo, c'era l'Australopithecus
in foto: Prima dell'uomo, c'era l'Australopithecus

Le nuove ricerche ad oggi portate avanti sostengono che l' “Uomo Hobbit” possa discendere da un gruppo di pre-umani conosciuti come Australopithecus di cui “Lucy”, il celebre scheletro, è la più importante rappresentante. Stiamo parlando quindi di un insieme di esseri viventi che, ad un certo punto della storia evolutiva dell'uomo, si sono separati, non potendo quindi essere classificati all'interno del genere Homo. “La mascella e il mento sono simili più ai fossili dei pre-umani di 2 milioni di anni fa” spiega il paleontologo Chris Stringer del Museo di Storia Naturale di Londra parlando dei resti rinvenuti nelle Isole Flores, in Indonesia, nel 2003.

[Foto di flowcomm]

Homo Floresiensis, un antenato indonesiano

Battezzato Homo Floresiensi, questo ominide appartenente, almeno per ora, al genere Homo, trae il suo nome dalla terra di provenienza, le Isole Flores in Indonesia dove si pensa possano ancora oggi trovarsi alcuni gruppi abitanti le zone più sperdute della regione. La sua bassa statura, spiegano gli scienziati, troverebbe spiegazione in quello che viene chiamato “effetto isola” o “nanismo insulare” e porta le comunità ristrette, che vivono in un territorio circoscritto, ad evolversi più lentamente e ad adattarsi al luogo che abitano.

I resti del cranio dell'Uomo Hobbit
in foto: I resti del cranio dell'Uomo Hobbit

[Foto da Wikipedia.org]

La trama si infittisce

Ciò che fa riflettere gli scienziati è proprio la provenienza di questi resti. Per quel che sappiamo ad oggi, solo l'Homo Sapiens lasciò l'Africa e si riprodusse con gli europei (Neanderthal) e gli asiatici (Denisovans) di allora. Ma se anche l'Australopithecus, che abitò l'Africa centro-orientale, riuscì a raggiungere l'Indonesia, “e se fosse davvero antecedente al fossile di Homo Erectus più antico ritrovato in Asia” spiega Stringer “allora dovremmo rivalutare la teoria che spiega come gli umani si diffusero dall'Africa e dovremmo prendere in considerazione che un'intera parte della storia evolutiva dell'uomo in Asia, attualmente risulterebbe mancante”.

[Foto copertina da Wikipedia.org]