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La comunità scientifica italiana – e non solo – è sul piede di guerra. Al centro della controversia, il piezonucleare: un metodo controverso che, secondo il suo presunto scopritore, Fabio Cardone, docente al Politecnico di Torino, permetterebbe di produrre energia pulita da fissione nucleare senza reattori, e quindi senza scorie e pericoli di fughe radioattive. Un progetto di ricerca fatto proprio dal direttore dell’Inrim, l’Istituto nazionale di ricerca meteorologica, che ha richiesto al governo un finanziamento di mezzo milione di euro per portare avanti le sperimentazioni. Ma il ministro Profumo, sentiti i pareri dei tanti esperti che hanno firmato una petizione internazionale, ha chiarito che il finanziamento non verrà erogato.

Cos'è il piezonucleare – Il principio del piezonucleare si ispira a quello della piezoelettricità: è noto infatti che, sottoponendo alcuni cristalli a una forte pressione, viene prodotta energia elettrica. Negli esperimenti che il professor Cardone avrebbe realizzato, una roccia di granito sottoposta a sollecitazione meccanica – compressione o emissione di ultrasuoni – si spacca provocando un’imprevedibile trasformazione di atomi di ferro in atomi più leggeri, di alluminio, producendo quindi come risultato energia (la massa mancante, secondo l’equazione di Einstein, si trasforma in energia) e neutroni di scarto. Tutto questo viene prodotto senza il ricorso a elementi radioattivi e quindi senza emissione di radioattività: energia pulita praticamente dal nulla (o quasi).

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Una bufala scientifica? – Suona troppo bello per essere vero e infatti, secondo gli scienziati, è tutto falso. A un primo articolo di presentazione dell’esperimento pubblicato su Physics Letters A, tra il 2009 e il 2010 sono stati pubblicati sulla stessa rivista due articoli di smentita, il primo a firma di un ricercatore dell’Università di Upssala, in Svezia, e il secondo a firma di ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare. Che definiscono l’esperimento di Cardone frutto di una quantità enorme di errori di analisi statistica dei dati, senza contare che l’ipotesi del piezonucleare viola uno dei principi fondamentali della fisica, quello della conservazione dell’energia: “I proponenti della tecnica sostengono che non è necessario fornire energia al nucleo di ferro per spaccarlo: sebbene l'energia fornita non sia sufficiente a rompere il nucleo, la sola sollecitazione meccanica innescherebbe un processo che alla fine porta alla fissione”, spiega Giovanni Mana, docente di Fisica sperimentale all’Università di Torino, intervistato dal giornale online Galileo. “L’energia che verrebbe accumulata nei nuclei figli sarebbe quindi maggiore di quella di partenza. Semmai si dimostrasse vero, sarebbe una rivoluzione della fisica. Ora, sebbene nulla sia per principio impossibile, prima di riscrivere tutti i libri bisogna avere delle prove più che solide. Che non esistono. Il 90% dei fisici ritiene che la storia sia simile a quella della fusione fredda”.

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La richiesta di finanziamento – Qualcuno però è convinto della bontà del piezonucleare: si tratta di Alberto Carpinteri, presidente dell’Inrim, istituto che, occupandosi di meteorologia, non dovrebbe per la verità avere nulla a che fare con la fisica nucleare. Tuttavia, non solo il professor Carpinteri, collega di Cardone al Politecnico di Torino, ha diffuso qualche giorno fa un comunicato stampa ufficiale dell’Istituto, che definiva “realtà” il piezonucleare, ignorando le perplessità degli stessi ricercatori dell’Inrim sull’argomento, ma ha anche richiesto al Ministero della Ricerca un finanziamento di mezzo milione di euro per il triennio 2012-2014 per portare avanti gli esperimenti. A questo punto è scattato l’intervento degli scienziati, molti dei quali dello stesso Inrim, che hanno preso le distanze dalla richiesta di finanziamento e chiesto al ministro Francesco Profumo di non approvare la richiesta.

Lo stop di Profumo – Profumo, dal canto suo, non ci ha pensato due volte: alla rivista Science, che lo ha intervistato, il ministro ha chiarito di non avere alcuna intenzione di procedere con il finanziamento senza l’approvazione della comunità scientifica che – a quanto risulta abbastanza chiaramente – è di parere contrario. Il ministro ha anzi auspicato che l’Inrim ritorni a occuparsi delle ricerche di sua competenza, lasciando il nucleare ai fisici. Il direttore, Alberto Carpinteri, si giustifica sostenendo che gli esperimenti sul piezonucleare sono assolutamente ripetibili da altri centri di ricerca indipendenti, pur ammettendo che i risultati non sono ancora definitivi, e che proprio per questo l’Inrim vorrebbe portare avanti la ricerca, che potrebbe spiegare anche, a suo dire, alcuni fenomeni naturali che non hanno ancora trovato una causa, come per esempio l’emissione di neutroni durante i terremoti, che potrebbe dimostrare, appunto, la presenza di effetti piezonucleari naturali.