Credit: NASA/JPL–Caltech/MSSS
in foto: Credit: NASA/JPL–Caltech/MSSS

La celebre isola greca Santorini contiene rocce che sono simili a quelle che si trovano su Marte, questo è quanto sostengono i ricercatori europei e statunitensi che le hanno analizzate. Vediamo insieme com’è possibile che le rocce di Santorini siano simili a quelle del Pianeta Rosso e cosa ci svela questa scoperta.

Santorini, l’isola della più grande eruzione vulcanica della storia. Santorini è una spettacolare isola greca che è celebre in tutto il mondo per la sua caratteristica morfologia, basta infatti vederla dall’alto per capire che si tratta di un’isola vulcanica che un tempo era circolare. 3.600 anni fa però la più grande eruzione vulcanica della storia modifico per sempre la sua struttura.

Le rocce di Santorini. Gli scienziati hanno analizzato le rocce basaltiche (cioè quelle di origine vulcanica) presenti nelle insenature dell’isola Santorini e le hanno messe a confronto con quelle di Marte, scoprendo così alcune analogie. Come spiegano gli esperti “Nella baia di Balos, situata a sud dell'isola, abbiamo scoperto basalti come quelli identificati dai rover su Marte e con proprietà simili a quelle di alcuni meteoriti del Pianeta Rosso”.

Questione di basalto. Nello specifico, il basalto riscontrato in Grecia è equivalente a quello localizzato dai rover Spirit e Curiosity sui crateri Gusev e Gale di Marte, la composizione chimica e mineralogica del basalto terrestre di Santorini dunque assomiglia a quella dei meteoriti marziani.

Perché la scoperta è importante. L’equivalenza scoperta tra le rocce è importante poiché permette ai ricercatori di approfondire la conoscenza delle rocce marziane, sfruttando però quelle di Santorini. Questo aiuterà anche ad effettuare studi comparativi tra i pianeti, come spiegano gli scienziati. Insomma grazie a Santorini gli scienziati potranno conoscere meglio le geologia di mondi distanti dal nostro, come altri pianeti e lune, e di comprendere meglio la Terra stessa.

Lo studio, intitolato “Santorini volcano as a potential Martian analogue: The Balos Cove Basalts”, è stato pubblicato su Icarus.