Quella di allattare al seno, diversamente da quando si potrebbe pensare visto che si tratta di una pratica naturale, non è la scelta più diffusa tra le madri degli esseri umani, eppure, spiegano i ricercatori, globalmente potrebbe far risparmiare più di 250 miliardi di euro e 820.000 vite di bambini. A darne conferma sono i ricercatori attraverso uno studio pubblicato su The Lancet.

Come spiegano gli scienziati “supportare l'allattamento al seno ha un valore economico sia per le persone ricche che per quelle povere” poiché questa pratica rappresenta una perfetta soluzione per i bisogni dei bambini, in qualsiasi parte del mondo essi siano nati.

I dati pubblicati dallo studio si basano su un analisi eseguite sui costi relativi ai bambini che non sono stati adeguatamente allattati. Test di intelligenza effettuati hanno dimostrato che i bambini che hanno bevuto latte materno per lunghi periodi, quindi non per i soli 4 mesi a cui siamo abituati in Italia, ottengono risultati migliori, si parla di una media di 3 punti in più di QI, il che si traduce in migliori prestazioni scolastiche e in un incremento della produttività.

Entrando nel dettaglio, i ricercatori spiegano che l'allattamento al seno:

  • previene circa il 50% dei casi di diarrea e un terzo delle infezioni respiratorie
  • se prolungato riduce il rischio di ammalarsi di cancro al seno e di tumore alle ovaie
  • riduce il rischio di morte nei bambini più poveri

Al di là dei problemi che incontrano alcune madri che si trovano impossibilitate ad allattare (dolori o infezioni), a limitare l'allattamento al seno è la durata stessa del periodo di maternità. La proposta degli scienziati è dunque quella di prevedere più tempo a disposizione delle madri così che queste possano nutrire i propri figli con il loro latte e senza aver bisogno dei sostituti, definiti anche formule.