Le macchie della Sacra Sindone sono di sangue e provengono da un uomo che è stato percosso. A sostenerlo è un nuovo studio italiano pubblicato sulla rivista Applied Optics della Optical Society of America e firmato dal ricercatore Enea e vicedirettore del Centro Internazionale di Sindonologia, Paolo Di Lazzaro, con il contributo di ricercatori dell’ Inrim dell’Enea e del Cnr. Insomma, a pochi giorni di distanza dall'annuncio del ritiro dello studio italiano che sosteneva che il sangue sulla Sacra Sindone fosse vero e di un uomo sottoposto a torture e dalla pubblicazione di un altro studio italiano in cui si dichiarava la falsità del telo stesso, oggi ci troviamo a dover sostenere nuovamente l'esatto contrario. Ma su cosa si basa il nuovo studio?

Perché le macchie non sono scure. Il dubbio sulla veridicità del sangue sulla Sacra Sindone nasce, tra le altre cose, dal fatto che le macchie, invece di essere marrone scuro, quasi nero, come ci si aspetterebbe, sono più chiare. A questa domanda risposte Paola Di Lazzaro che spiega “Il colore del sangue si altera se colpito da raggi ultravioletti, compatibili con la luce del sole. Sempre a patto che si abbia a che fare con del sangue che contiene livelli elevati di bilirubina, appartenente per esempio a una persona affetta da ittero, oppure sottoposta a violente percosse”, quindi potrebbe essere in linea con il racconto religioso.

Sangue ‘antico'. Sul telo sono presenti macchie di sangue vero, emoglobina antica, sostengono i ricercatori. “In questo articolo testiamo la validità di due ipotesi, vale a dire la presenza di carbossiemoglobina e l'influenza a lungo termine della luce ultravioletta sul sangue di alta bilirubina, tramite due analisi ottiche non invasive e non a contatto: la misura della riflettanza spettrale delle macchie di sangue sulla Sindone e l’analisi colorimetrica di macchie di sangue con elevato tasso di bilirubina dopo 4 anni dall’irraggiamento con luce ultravioletta di diversa intensità e spettro. L’analisi della riflettanza spettrale ha anche permesso di stabilire che nel sangue sindonico è presente la metaemoglobina, un prodotto di degradazione di emoglobina fortemente ossidata e invecchiata, a conferma che si tratta di sangue antico”.

Confronti tra colori di sangue. Quanto al colore, i ricercatori ci spiegano che è stato effettuato un confronto con quello di un soggetto sofferente di ittero e i dati raccolti hanno dimostrato che “a distanza di anni, dunque di un tempo discretamente lungo per garantire una completa ossidazione da invecchiamento, abbiamo potuto constatare che il sangue irraggiato con luce ultravioletta conservava le sue caratteristiche colorimetriche”. Insomma, secondo questo nuovo studio sulla Sacra Sindone ci sono macchie di sangue vere provenienti da un uomo percosso.