Analisi del sangue e encefalogramma insieme potranno determinare chi si ammalerà di Alzheimer, la scoperta è tutta italiana e permetterà ai pazienti di iniziare ad intervenire con largo anticipo sulla malattia riducendone così gli effetti. La notizia arriva dai ricercatori della Fondazione Policlinico universitario Agostino Gemelli Irccs – Università Cattolica che, con il supporto tecnico dell’Irccs S.Raffaele Pisana, ha pubblicato sulla rivista Annals of Neurology i risultati dello studio. Ma come funziona il test low cost? E chi potrà richiederlo?

Un test low cost per persone a rischio. I ricercatori ci fanno sapere che il test è in generale rivolto alle persone che presentano già un lieve declino cognitivo e che quindi sono considerate a rischio, stiamo parlando del 20% di rischio in più di sviluppare la malattia. “Grazie a questo studio conoscere chi si ammalerà di demenza tra i soggetti a rischio sarà semplice e rapido perché basteranno un Eeg eseguito in modo routinario, ma analizzato con metodi estremamente sofisticati, e un prelievo”, spiega Paolo Maria Rossini, direttore dell’Area di neuroscienze della Fondazione Gemelli e ordinario di Neurologia alla Cattolica.

Come funziona il test. Si parte con un prelievo di sangue che serve per cercare una specifica mutazione sul gene Apoe, legata proprio al rischio Alzheimer. Quanto all'elettroencefalogramma, i ricercato hanno il compito di interpretare i segnali ottenuti attraverso un'analisi matematica che permette di capire come sono connesse le aree del cervello tra loro. Alcune défaillance del cervello infatti, anche se non impattano sulla vita di tutti i giorni, sono però un campanello d'allarme che non possiamo ignorare.

Ma quindi se il test è positivo ci si ammala sicuramente? In Italia ci sono 735.000 persone che hanno questo lieve declino cognitivo misurabile, tra loro però solo uno su due svilupparà poi davvero la demenza nel giro di 1-5 anni: insomma, anche in caso di test positivo non è detto che il paziente soffrirà di Alzheimer, ma questo fa comunque sì che si possa intervenire, ad esempio, modificando alcuni aspetti della vita quotidiana che agevolano il ritardo dell'esordio dei sintomi e la progressione (dieta, sport, fumo, controllo della pressione, della glicemia, della funzione cardiaca, della funzione tiroidea).

Test utilizzabili fino ad oggi. Il test in questione è considerato rivoluzionario per la ‘semplicità' con coi è possibile effettuare la diagnosi, ma attualmente esistono già esami in grado di dirci chi è a rischio, solo che sono o molto onoresi, come la Pet, o dolorosi, come la puntura lombare. In questo caso invece, oltre a contenere i costi, l'esame non è invasivo.

Quando potremo sottoporci al test. A questo proposito Rossini spiega che “Il test è utilizzabile da subito nella pratica clinica, ma è previsto un suo collaudo all’interno di un progetto di ricerca comparativa denominato Interceptor, di recente finanziato da Aifa e ministero della Salute”.