L’emergere di nuove varianti SARS-CoV-2 più contagiose e la limitata disponibilità di vaccini anti-Covid hanno portato a un acceso dibattito di salute pubblica sull’opportunità di vaccinare un numero più alto di persone con la prima dose, ritardando la seconda, e sulla validità dei piani vaccinali che danno priorità al completamento del regime a due dosi come testato negli trial clinici. Uno nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Plos Biology da Seyed Moghadas della York University di Toronto, in Canada, e Thomas Vilches dell’Università di Campinas, in Brasile, ha fatto luce sull’impatto epidemiologico di queste diverse strategie di immunizzazione, suggerendo che ritardare la seconda dose potrebbe migliorare l’efficacia del programmi vaccinali.

Per arrivare a questa conclusione, gli studiosi hanno elaborato un modello matematico in grado di simulare la trasmissione di Covid-19 e i diversi regimi di somministrazione della seconda dose. Negli scenari simulati, i ricercatori hanno inoltre tenuto in considerazione sia i differenti livelli di immunità preesistente nella popolazione, sia la diminuzione dell’efficacia della prima dose quando seguita da un intervallo di tempo più lungo tra le iniezioni. Questo ha permesso di osservare che ritardare la somministrazione della seconda dose dalle 9 alle 15 settimane ha evitato più ricoveri, infezioni e decessi rispetto ai programmi raccomandati a 3 e 4 settimane, come indicato rispettivamente per i sieri Pfizer-BionTech e Moderna.

Gli autori dell’analisi hanno comunque segnalato che lo studio presenta diverse limitazioni, inclusa la mancanza di prove cliniche che quantificano la durata della protezione quando le dosi sono somministrate con diversi regimi vaccinali. Gli studiosi hanno quindi ipotizzato che il livello di protezione offerto dalla prima dose fosse stabile quando la seconda dose era ritardata, e che lo stesso livello di protezione dopo aver ritardato la seconda iniezione fosse identico alla protezione generale dopo due dosi inoculate secondo il regime raccomandato. Pertanto, indicano nel loro lavoro, sono comunque necessari ulteriori studi per individuare l’intervallo di tempo ottimale tra le dosi per ciascun tipo di vaccino.

Davanti a un’epidemia in espansione, i nostri risultati mostrano che dare priorità alla copertura vaccinale con una rapida somministrazione della prima dose può essere fondamentale per mitigare gli esiti avversi e consentire al sistema sanitario di affrontare anche le esigenze mediche non legate a Covid-19 – ha affermato Moghadas – . È anche vero che non abbiamo ancora il quadro completo dell’efficacia dei sieri, un fattore aggiuntivo che dovrebbe essere considerato nel determinare i risultati della seconda dose e l’impatto della somministrazione ritardata”.