Avere il senso dell'umorismo significa essere intelligenti, in particolare per quanto riguarda coloro che apprezzano quello nero, quando cioè si riesce a ridere e scherzare di argomenti di solito considerati tabù come la morte, la sessualità, la religione, le diversità o la malattia, in pratica argomenti che per lo più vengono affrontati seriamente. A darci questa notizia è la ricercatrice Ulrike Willinger che su Cognitive Processing ha pubblicato lo studio intitolato “Cognitive and emotional demands of black humour processing: the role of intelligence, aggressiveness and mood”.

Per giungere alla sua conclusione, la ricercatrice ha coinvolto 156 adulti sottoposti alla visione di alcuni cartoni animati dallo humor nero e ne ha misurato l'intelligenza verbale e non verbale, il disturbo emozionale e il livello di aggressività, oltre all'apprezzamento e alla comprensione delle immagini viste. Dai dati raccolti è emerso che le persone possono essere suddivise in tre gruppi:

1. Moderati, che hanno apprezzato e compreso moderatamente, hanno un'intelligenza verbale e non nella media e hanno un basso livello di disturbo emozionale e una moderata aggressività

2. Non appassionati, che hanno apprezzato poco e compreso moderatamente, hanno un'intelligenza verbale e non nella media e hanno un alto livello di disturbo emozionale e una alta aggressività

3. Appassionati, che hanno apprezzato e compreso molto, hanno un'intelligenza verbale e non sopra la media, non hanno disturbi emozionali e hanno un basso livello di aggressività.

La ricercatrice spiega che preferire lo humor nero significa anche avere un maggior livello di educazione e un assetto emozionale più stabile. Ma perché gli appassioni di questo humor, e dell'umorismo in generale, sono considerati più intelligenti? Il motivo starebbe nei processi cognitivi che devono essere coinvolti per comprendere le battute.