Uno studio tutto italiano dimostra come l'invecchiamento sia anche una questione di olfatto. Secondo i ricercatori infatti esistono 3 fenotipi diversi che influenzano il nostro invecchiamento. Come è possibile? Gli scienziati, guidati dal ricercatore Andrea Mazzatenta della Sezione di fisiologia e fisiopatologia del Dipartimento di Neuroscienze dell'Università D'Annunzio di Chieti-Pescara, spiegano che ognuno di noi sviluppa un fenotipo e che l'olfatto stesso non diminuisce con il passare dell'età, ma semmai che la riduzione stessa delle capacità del nostro olfatto sia un sintomo dell'invecchiamento.

Per giungere a queste conclusioni, come spiegato all'interno dello studio intitolato “Olfactory phenotypic expression unveils human aging” e pubblicato su Oncotarget, i ricercatori hanno analizzato un parametro chiave della funzione olfattiva a 622 partecipanti tra i 5 e i 105 anni, sani e italiani, 256 maschi e 366 femmine.

I dati raccolti, comparati con quelli ottenuti dall'utilizzo di un naso elettronico, hanno portato i ricercatori a determinare che il parametro preso in considerazione non è continuo. Questo ha dunque permesso agli scienziati di identificare l'esistenza di 3 fenotipi legati all'età e definiti “giovanile”, “maturo” e “anziano”. La frequenza di questi fenotipi dipende dall'età.

Inoltre, fanno sapere i ricercatori, quanto scoperto fa supporre, come dicevamo, che l'olfatto non peggiori con il passare degli anni, ma che la sua perdita sia in realtà un segno dell'invecchiamento e dei processi neurodegenerativi.

A cosa serve questa scoperta? A determinare l'eventuale rischio di malattie, come spiega lo stesso Mazzatenta. In pratica, se in una persona giovane di età si riscontra il fenotipo anziano, il medico può considerare questa corrispondenza come un campanello di allarme del rischio di malattie neurodegenerative.

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