Da un sito di scavo in Algeria, in Nord Africa, sono emersi utensili in pietra e ossa intagliate con una datazione stimata compresa tra 1,92 e 2,44 milioni di anni fa, un dettaglio che riscrive la storia evolutiva dell'essere umano. Com'è noto la culla dell'umanità è considerata l'Africa Orientale, dove circa 2,66 milioni di anni fa, nel Paleolitico inferiore, i nostri antenati iniziarono a utilizzare i primi strumenti in pietra. Il periodo di produzione di questi utensili viene definito dai paleoantropologi col nome di “Olduvaiano”, dalla Gola di Olduvai in Tanzania dove sono emersero i primi strumenti.

Credit: Shanouni et al., Science
in foto: Credit: Shanouni et al., Science

Sino ad oggi si credeva che i primi ominidi a costruire questi utensili, probabilmente gli australopitechi o gli Homo habilis, fossero inizialmente confinati nell'Africa Orientale, e solo in un secondo momento si sarebbero spostati in altre parti dell'Africa e del resto del mondo, tramandando la propria "arte". Del resto sono noti siti olduvaiani in Georgia e Pakistan (1,8 milioni di anni fa), in Cina (1,66 milioni di anni fa) e un altro in Algeria, risalente a 1,75 milioni di anni fa. In base a queste date e alle teorie correnti ci sarebbero voluti centinaia di milioni di anni prima di vedere utensili in pietra al di fuori dell'Africa Orientale. Ma averne trovati di nuovi risalenti a 2,44 milioni di anni fa e lontanissimi dalla “culla dell'umanità”, apre le porte a diversi scenari inediti: l'abilità di produrre strumenti, ad esempio, potrebbe essersi sviluppata prima di 2,66 milioni di anni fa, e dunque 2,44 milioni di anni fa avrebbe potuto essere già diffusa in tutta l'Africa. Oppure potrebbe essere sorta spontaneamente in diverse popolazioni di ominidi, e non trasferita da un unico abile gruppo inventore. Gli scienziati purtroppo non hanno una risposta a questi enigmi, e in questo intricato processo evolutivo potrebbero essere coinvolte anche specie di ominidi non ancora conosciute.

Credit: Shanouni et al., Science
in foto: Credit: Shanouni et al., Science

I nuovi reperti, molto probabilmente utilizzati per andare a caccia e lavorare pelle, midollo osseo e tessuto cerebrale delle prede uccise, sono stati individuati nel sito algerino di Ain Boucherit da un team di ricerca internazionale. A guidarlo il paleoantropologo Mohamed Sahnouni, ricercatore presso l'Università dell'Indiana (Stati Uniti). La datazione tra 1,92 e 2,44 milioni di anni fa è stata ottenuta con varie tecniche, tra le quali risonanza con spin elettronico, datazione paleomagnetica e tassi di sedimentazione. Poiché i test hanno fornito risultati differenti e una “forchetta” di 500 milioni di anni risulta piuttosto ampia, le date dovranno essere confermate con ulteriori indagini. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science.