L’uomo moderno e il Neanderthal si sono separati circa 800.000 anni fa, quindi prima rispetto a quanto indicato fino ad oggi dai frammenti di DNA analizzati. Questo è quanto sostengono dalla UCL, vediamo come sono giunti a questa conclusione e cosa implica.

Il segreto nei denti. I ricercatori si sono concentrati sull’evoluzione dei denti tra le varie specie di ominidi, in particolare per quanto riguarda i primi Neanderthal e hanno scoperto che i denti degli ominidi di Sima de los Huesos, gli antenati dei Neanderthal che rappresentano anche la più antica e grande collezione di resti umani mai scoperta fino ad ora, divergono dall’uomo moderno già da prima rispetto a quanto si era ipotizzato in precedenza.

Com’è possibile? Le cause di queste differenze potrebbero essere molteplici, ad esempio che i denti di questi ominidi sono cambiati in seguito ad una forte selezione o al fatto che si trovavano isolati rispetto ai Neanderthal trovati in Europa.

Neandethal vs uomo moderno. Per ora sappiamo che l’uomo moderno e il Neanderthal condividevano un antenato sul quale il dibattito scientifico è ancora aperto e intenso. Secondo le analisi effettuate sui campioni di DNA trovati, la separazione tra le specie potrebbe datarsi tra 300.000 e 500.000 anni fa, date però che non coincidono con le somiglianze anatomiche e genetiche osservate tra i Neanderthal e gli ominidi Sima de los Huesos. Gli ominidi Sima de los Huesos sono caratterizzati da denti posteriori molto piccoli (premolari e molari) che mostrano molteplici somiglianze con i Neanderthal classici. È probabile che i denti piccoli e neandertaliani di questi ominidi si siano evoluti dai denti più grandi e più primitivi presenti nell'ultimo antenato comune dei Neanderthal e degli uomini moderni, spiegano gli esperti. I dati raccolti e la analisi effettuate sui denti fanno dunque pensare che, in realtà, l’uomo moderno e il Neanderthal si siano separati almeno 800.000 fa.

Lo studio, intitolato "Dental evolutionary rates and its implications for the Neanderthal–modern human divergence", è stato pubblicato su Science Advances.