I ricercatori hanno scoperto che parlare ai nostri cani come se fossero bambini è inutile una volta che non sono più cuccioli e ci spiegano anche perché utilizziamo questo tipo di “vocina” per comunicare con loro. Chi ha un cane lo sa, parlare con lui con quella voce “cretina” è inevitabile ed istintivo: toni acuti, parole pronunciate lentamente, aggettivi “tenerosi” e continue ripetizioni. Insomma, ci viene naturale riferirci al nostro amico a 4 zampe come se fosse un bambino piccolo. Ma perché lo facciamo? E soprattutto: serve davvero o ci capisce anche se gli parliamo normalmente?

Per rispondere a queste domande, i ricercatori della The City University of New York hanno chiesto ad un gruppo di 30 donne di osservare 30 immagini di cani cuccioli, 30 immagini di cani adulti e 30 immagini di cani anziani e di parlare con loro come se fossero reali. Successivamente hanno fatto ascoltare le frasi delle partecipanti registrate(“Ma come sei bravo”, “Che dolce”, “Chi è il cane più bravo?” e simili) ad un gruppo di cani e ad essere hanno aggiunto anche alcune frasi pensate per un interlocutore umano adulto.

Dai dati raccolti è risultato che, se i cuccioli tendevano ad attivarsi di più quando ascoltavano le frasi pronunciate con la “vocina”, gli adulti non facevano alcuna differenza rispetto a quelle pronunciate per un interlocutore umano adulto.

Lo studio, secondo i ricercatori, ci offre due spunti di riflessione:

  • possiamo anche smettere di parlare ai nostri cani come se fossero dei bambini perché ci capiscono ugualmente
  • parliamo con i cani come con i bambini perché, probabilmente, mettiamo in atto questa modalità comunicativa quando il nostro interlocutore non è in grado di parlare.

[Foto copertina di Elvis Clooth]