È cominciata la prima prova della Maturità 2019 e, tra le tracce proposte, quella tecnico-scientifica appartenente alla tipologia B invita gli studenti e gli adolescenti a riflettere sul ‘l’illusione della conoscenza’, un tema decisamente attuale vista la società in cui ci troviamo. Ma cosa si intende per ‘illusione della conoscenza’? Vediamo insieme la traccia tecnico-scientifica della prima prova della Maturità 2019.

L’illusione della conoscenza, cos'è

La proposta B2 della prima prova della Maturità 2019 invita a riflettere sul testo ‘L’illusione della conoscenza’ di Steven Sloman e Philip Fernbach, entrambi cognitivisti. Nella parte di testo riportata, da analizzare, gli autori utilizzano un tragico evento del 1954 riguardante le esplosioni nucleari organizzate nell’Oceano Pacifico, per parlare dell’incoerenza dell’essere umano così avanti scientificamente, ma così poco in linea con le sue stesse innovazioni.

La comprensione e l’analisi del testo

Agli studenti viene chiesto dunque, dopo aver letto il testo, di analizzarne il senso concreto in cui si sottolinea il paradosso della mente umana che da un lato è geniale, ma dall’altro è patetica, da un lato è brillante e dall’altro è stolta. Come dice la traccia stessa della prima prova della Maturità 2019, “è incredibile che gli esseri umani siano in grado di costruire bombe termonucleari; altrettanto incredibile è che gli esseri umani costruiscano effettivamente bombe termonucleari (e le facciano poi esplodere anche se non sono del tutto consapevoli del loro funzionamento)”. Insomma, come è possibile che l’essere umano sia in grado di sviluppare tecnologie impressionanti, ma non sia capace però di creare una società funzionante? Come facciamo ad avere tecnologie che ci portano sulla Luna e poi non sappiamo come funziona il nostro motorino?

Ignoranti da soli, illusi insieme

I cognitivisti Fernbach e Sloman ragionano dunque sul vero significato della conoscenza dell’uomo moderno: cosa sappiamo davvero? Poco e niente. La conoscenza che pensiamo di avere è in realtà un’illusione. Gli scienziati infatti, all’interno di questo testo, mettono in dubbio la nostra capacità di pensare individualmente, cioè ciò che noi sappiamo e ciò in cui crediamo non è il frutto del nostro pensiero razionale individuale, ma è il risultato di un pensiero di gruppo, della società. Nessuno di noi può sapere tutto da solo, la forza dell’essere umano è proprio quella di pensare in gruppo: in fondo siamo animali sociali, per quanto pensiamo di esserci elevati ad altro. Il nostro presente è talmente complesso e ricco che è impossibile conoscerlo interamente, nessuno di noi può sapere tutto. E il paradosso è che più la società va avanti, più le informazioni aumentano, più sono le cose da sapere, meno in realtà siamo consapevoli, meno conosciamo. Se i nostri antenati di migliaia di anni fa conoscevano nel profondo ciò che li riguardava, come ad esempio procurarsi l’abbigliamento e crearselo, procacciarsi il cibo, crearsi la abitazioni, gestire la comunità attivamente, oggi nessuno di noi saprebbe fare da solo queste cose: abbiamo vestiti, ma non siamo in grado di farli, abbiamo cibo, ma non siamo in grado di produrlo, viviamo in una società in cui votiamo ma non abbiamo idea delle conseguenze delle nostre scelte.

E negativo tutto ciò?

Il mondo è destinato a diventare sempre più complesso e ognuno di noi è destinato a sapere sempre meno, questo ci rende vittime di manipolazione, il che è preoccupante da un punto di vista politico. E allora cosa possiamo fare per invertire questa tendenza? I cognitivisti non sanno risponderci.

L’effetto Dunning-Kruger, la nostra società

L’enorme accesso alle informazioni e la dilagante ignoranza sono le basi della nostra società, che è poi un paradosso vivente: ad oggi sembra assurdo che in un mondo in cui è possibile approfondire e imparare, stiamo diventando sempre più ignoranti. Ciò che è ancor più incredibile è che siano proprio gli ignoranti quelli che riescono ad avere più attenzioni e seguito. Ma com’è possibile? Per spiegare questo paradosso dobbiamo rifarci all’effetto Dunnig-Kruger per il quale esiste una distorsione cognitiva che porta gli individui poco informati a sopravvalutarsi, mentre dall’altro lato gli esperti a sottovalutarsi: l’arroganza dell’ignoranza è tale che non permette ai poco informati di riconoscere i propri limiti, la modestia della cultura invece induce i più informati a mettere in dubbio anche ciò che conoscono. Il risultato finale, purtroppo, è che ad oggi hanno più spazio e credito gli ignoranti, rispetto ai competenti.