Per la prima volta al mondo, i medici hanno effettuato cinque trasfusioni e un trapianto di cellule staminali direttamente nel feto all'interno dell'utero. La bambina, nata alla 37esima settimana di gestazione, ora si trova con i suoi genitori e gli esperti sono in attesa di scoprire se l'operazione effettuata sia da considerarsi un successo oppure no. Ma come è possibile? E perché i medici hanno scelto di eseguire questo intervento?

Trapianto di staminali e talassemia. I medici della University of California San Francisco fanno sapere che i genitori della bambina non sapevano di essere portatori sani del gene responsabile della malattia, la alfa talassemia, che comporta cuore ingrossato in risposta ad anemia e grave mancanza di ossigeno e che rappresenta la variante più pericolosa di questa condizione. Per rimediare, o comunque provare a rimediare, a questa condizione, gli esperti americani hanno deciso di optare per un intervento, il primo al mondo nel suo genere, che potrebbe aver permesso alla piccola di nascere sana: stiamo parlando di un trapianto di cellula staminali effettuato durante il secondo trimestre di gestazione e trasfusioni di sangue direttamente nell'utero.

Staminali e sangue, intervento straordinario. “È ancora presto per dire se il trapianto di staminali sia stato efficace, ma le condizioni di salute della bambina e di sua madre sono incoraggianti” spiega Tippi MacKenzie che ha guidato l'intervento pionieristico. “La salute della neonata suggerisce che la terapia fetale è un'opzione possibile da offrire alle famiglia con questa diagnosi”, conclude. Quanto alle trasfusioni di sangue intrauterine, il medico Juan Gonzalez Velez, che le ha eseguite, fa sapere che “erano necessarie per trattare l'idrope prima del trapianto di staminali”.

Il tipo di operazione. Gli esperti ci spiegano che il trapianto di staminali implica l'estrazione del midollo osseo dalla madre incinta tra la 18esima e la 25esima settimana di gravidanza. Dopo aver ‘trattato' le staminali materne, i medici le hanno iniettate attraverso l'addome della madre nella vena ombelicale del feto, da cui poi hanno raggiunto l'intero flusso sanguigno sviluppando globuli rossi sani e maturi.

Come sta la piccola? Quanto alle condizioni di salute della bambina, nata a 37 settimane di gravidanza e di 2,3 chili, sembrano buone al punto da credere che l'operazione sia andata a buon fine, ma solo il tempo potrà darci una conferma. Nel caso si aprirebbe una nuova e vincente strada contro simili malattie ereditarie.

[Foto di Noah Berger]