Un recente studio, intitolato “The dark side of donating: how donating may license environmentally unfriendly behavior” e pubblicato sul Journal Social Influence, sostiene che le persone caritatevoli siano meno interessate all'ambiente. La ricerca, realizzata dagli studiosi della University of Amsterdam, ha analizzato il comportamento di un gruppo di volontari che avevano donato dai 5 al 1.000 euro in beneficenza nella settimana precedente al test.

I dati raccolti hanno mostrato che le persone caritatevoli, indipendentemente dalla cifra donata, erano meno interessati a firmare una petizione a favore di cause ambientaliste o a spendere di più per forme di energia pulita. Allo stesso tempo però le persone che dichiaravano di essere solite a fare beneficenza, si mostrano più interessate ad attività ecosostenibili rispetto a coloro che effettuavano donazioni con meno frequenza.

In pratica, spiegano i ricercatori, subito dopo aver donato, il donatore si sentiva sollevato dal dover compiere altre buone azioni e quindi più giustificato a comportarsi da egoista. Questo modo di fare, secondo gli scienziati, corrisponde ad una scelta etica dettata dalla moralità, in prati la persona dona perché “è giusto” e non perché voglia farlo realmente.

Alla base di questo tipo di comportamento, secondo Marijn Meijers a capo dello studio, c'è il senso di colpa. Le persone che si dedicano poco alla beneficenza si sentono più in colpa e quindi portati voler compiere buone azioni.

Ovviamente la ricerca non vuole affermare che i soggetti caritatevoli siano peggiori di altri, ma apre nuove possibilità agli studi sulla “psicologia del dare” per comprendere come mai, subito dopo essersi impegnati in una buona azione, le persone si sentano meno interessate a difendere l'ambiente.

[Foto copertina di jarmoluk]