Le persone che parlano nel sonno utilizzano spesso parolacce, anche se la parola preferita è ‘NO'. La conferma arriva dai ricercatori del Pitié-Salpêtrière Hospital che sulla rivista Sleep hanno pubblicato lo studio intitolato “What Does the Sleeping Brain Say? Syntax and Semantics of Sleep Talking in Healthy Subjects and in Parasomnia Patients”.

Lo studio. Per giungere a questa conclusione, i ricercatori hanno chiesto la partecipazione ad un gruppo di 232 persone così suddivise: 129 con disturbi del sonno nella fase REM, 87 persone con sonnambulismo, 15 persone sane e una persona che parla nel sonno in apnea non in fase REM. Gli esperti hanno registrato 833 tracce sonore durante il sonno dei partecipanti e hanno scoperto che nel 59% dei casi i suoni erano per lo più vocalizzi non verbali come lamenti, risate, urla o sussurri

Le parole registrate. Quanto alle parole, gli scienziati fanno sapere che quella più utilizzata era ‘NO' nel 21,4% dei casi, nel 26% dei casi le frasi erano domande, nel 12,9% invece si trattava di subordinate. E nel 9,7% dei casi le frasi contenevano parolacce.

Perché tanta ‘negatività'? Secondo gli esperti durante il sonno il nostro cervello di mette di fronte a situazioni in modo tale da sentirle già ‘vissute' se dovessero presentarsi una volta sveglia: una sorta di allenamento alla vita. Nel caso della parolacce e dei ‘no', il cervello potrebbe volerci preparare ad situazioni potenzialmente pericolose.

Frasi come da svegli. L'aspetto interessante di questa ricerca è che le frasi utilizzate durante il sonno sono simili a quelle che utilizziamo quando siamo svegli sia a livello di sintassi, che di semantica: questo ci suggerisce che il cervello, anche se addormentato, può funzionare ad alti livelli proprio come quando è sveglio. La differenza è che, utilizzando per lo più suoni che parole, si nota la tendenza del cervello a bloccare il movimento dei muscoli della bocca.