247 CONDIVISIONI
Coronavirus
13 Agosto 2021
19:53

Perché non è vero che chi ha un buon sistema immunitario non ha bisogno del vaccino Covid

Il complesso scudo che protegge il nostro corpo tenendo alte le difese naturali dell’organismo non è infallibile, specialmente nei confronti di patogeni come Sars-Cov-2 che i ricercatori hanno scoperto essere in grado di mimetizzarsi e nascondersi al sistema immunitario.
A cura di Valeria Aiello
247 CONDIVISIONI
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Coronavirus

Avere un buon sistema immunitario è certamente meglio che averne uno cattivo, ma fare affidamento sulla sua abilità nel riconoscere e combattere efficacemente alcune infezioni può rivelarsi profondamente sbagliato. Il funzionamento dello scudo che protegge il nostro corpo è molto complesso e, davanti a patogeni subdoli come Sars-Cov-2, le difese naturali potrebbero non bastare (o addirittura essere eccessive, come spiegato più avanti).

Anche chi è perfettamente in salute può contrarre l’infezione e ammalarsi gravemente, rischiando di finire in ospedale e di morire. E pure chi, fortunatamente, si ritrova a fare i conti con una forma lieve o asintomatica della malattia, può andare incontro a un successivo peggioramento dello stato di salute e sperimentare una serie di disturbi che persistono nel tempo, noti come sintomi di Long Covid. I dati di analisi che, per dimensioni del campione, superano ormai i milioni di guariti, mostrano che i postumi dell’infezione possono colpire dal 10% e al 30% delle persone non ricoverate o che non hanno mostrato particolari segni clinici della malattia.

Il "rischio" di un buon sistema immunitario

Anche volendo escludere la possibilità di Long Covid, la pericolosità stessa dell’infezione dovrebbe far riflettere anche i più temerari. La cronaca di questi ultimi mesi è ormai piena di notizie di persone che (a saperlo prima) non avrebbero rifiutato il vaccino o che nel giro di qualche giorno hanno perso i familiari più cari. Spesso persone senza alcun problema di salute, tradite dal loro stesso sistema immunitario. E non perché non funzionasse bene. Anzi. Una delle caratteristiche della malattia è quella di scatenare una reazione immunitaria eccessiva, chiamata “tempesta di citochine”, un’espressione di un sistema immunitario forte e in salute, che può risultare potenzialmente fatale.

La ragione precisa di questa riposta eccessiva non è completamente chiarita ma, nel caso di Sars-Cov-2, si sospetta possa essere scatenata dalla capacità del virus di mimetizzarsi, utilizzando una serie di strategie e meccanismi per evitare di essere attaccato dalle difese immunitarie. Tra questi, uno scudo di zuccheri (N-glicani) dietro cui il virus nasconde i domini responsabili del riconoscimento da parte delle cellule: una particolare caratteristica, adottata anche da altri virus, come l’HIV, che ha un ruolo essenziale nello sviluppo della malattia, in quanto permette al virus di agire senza ostacoli, infettando e replicandosi indisturbato all’interno delle cellule. D’altra parte, altre strutture molecolari (tra cui una proteina virale chiamata Nsp1) sono in grado di bloccare la sintesi proteica delle cellule infettate, inclusa la produzione di proteine “spia” che servirebbero ad avvisare le altre cellule dell’infezione in corso.

Nel complesso, queste diverse strategie consentono al patogeno di agire silenziosamente, fino a quando l’infezione non è tale da essere scoperta dall’organismo che, in risposta, scatena la reazione immunitaria che, come detto, può rivelarsi appunto eccessiva ed esageratamente violenta da attaccare tutti gli organi di una persona, fino ad ucciderla. Il rischio, in altre parole, è quello di ritrovarsi con difese immunitarie fuori controllo, ingannate da un patogeno in grado di sconvolgere le regole dell’immunità. Decisamente meglio "addestrare" il nostro scudo naturale con un vaccino, che ci proteggerà con le migliori armi a nostra disposizione.

247 CONDIVISIONI
27425 contenuti su questa storia
Lascia un commento!
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni