A noi può sembrare la cosa più banale del mondo, una goccia d'acqua che cade su una superficie e che si divide in tante piccole goccioline, eppure i ricercatori della University of Warwick solo ora stanno riuscendo a capire quale sia il fenomeno che si nasconde dietro a questo ‘incontro' o, detto in termini più semplice, quale sia il segreto dell'acqua che fa ‘splash'.

Gli scienziati ci spiegano che quando una goccia di acqua cade, a prevenire che tutta quanta finisca per dispersi uniformemente sulla superficie è uno strato sottile e microscopico di aria che non si può spostare, quindi alcune parti di liquido finiscono per essere spazzate via: et voilà, lo splash è servito.

Questo strato di aria è spesso 1 micron, stiamo parlando di uno spessore che è cinquanta volte più sottile di un nostro capello e che è in grado di ostacolare una goccia di un millimetro, che è quindi 1.000 volte più grande. Un po' come dire che uno strato sottile un centimetro riesce ad impedire la diffusione su una spiaggia di un'onda di uno tsunami.

Per stabilire esattamente quello che succede alla goccia che tocca lo strato di aria, i ricercatori hanno elaborato una nuova teoria che si basa anche sulle dinamiche microscopiche di questa azione, quindi la viscosità dell'acqua e la pressione dell'aria. Proprio quest'ultima è stata fondamentale per comprendere il segreto dello ‘splash': in montagna infatti, dove la pressione è minore, l'acqua incontra meno resistenza e fa meno spruzzi.

Ora, a parte per i montanari in gira che potranno certamente divertirsi a testare ad alta quota la differenza di ‘splash' rispetto alla valle, a cosa serve aver svelato questo segreto?

Ad esempio, capire la dinamica dello spruzzo del sangue potrà permettere, su una scena del crimine, di risolvere alcuni casi. Oppure potremo capire meglio come si scontrano le gocce d'acqua quando formano le nuvole.

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