I virus non rispettano i confini. E più circolano, più è probabile che emergano mutazioni e varianti. Principi che dovremmo ormai aver capito, osservando quanto accaduto in oltre un anno di pandemia. Eppure il contagio continua a correre nel mondo, con milioni di persone infettate dal coronavirus e il rischio che ogni giorno sorgano mutazioni potenzialmente in grado di trasmettersi in maniera più efficiente e di eludere la risposta immunitaria determinata da precedenti infezioni o alla vaccinazione anti-Covid.

Il problema delle varianti

Un problema enorme, specialmente ora che continua ad allargarsi la forbice tra gli Stati che espandono i propri programmi di immunizzazione e quelli che restano più indietro. Paesi come Brasile ed India stanno già combattendo contro varianti più pericolose, con numeri di contagi fuori controllo in un campo di gioco perfetto perché emergano nuove mutazioni in grado di negare i benefici degli attuali vaccini. Senza contare il pesante bilancio dei decessi, in una catastrofe umanitaria che ha portato a sospendere le sepolture per mancanza di spazio, trasformando le strade in forni crematori a cielo aperto.

La priorità immediata dovrebbe essere quella di salvare la vita di chi è già malato. E il nostro interesse quello di garantire che tutti, in tutto il mondo, abbiano rapidamente accesso ai vaccini. Passaggio cruciale per frenare la malattia e ridurre i numero di contagi. La comparsa di nuove varianti, in qualsiasi parte del pianeta, significa che nessuno di noi è al sicuro.

È dunque chiaro che una pandemia globale necessita di una risposta mondiale. Anche una sola epidemia localizzata ha già dato prova di potersi diffondere ben oltre le frontiere dei singoli focolai, innescando nuove devastanti ondate che inevitabilmente rischiano di far emergere ulteriori nuovi ceppi. E di far precipitare la situazione anche dove oggi sembra si possa tornare alla normalità.

Brevetti e terze dosi

In questo contesto è da considerare con attenzione il tema della rimozione della protezione dei brevetti sui vaccini anti-Covid, per rispondere alle esigenze di immunizzazione globali. Ma anche quello della capacità produttiva, poiché la sola deroga sulla proprietà intellettuale potrebbe non risolvere il problema. Il punto è quello di accelerare una più equa distribuzione dei vaccini e dare sostanza a quelle che finora sono state solo dichiarazioni di principio.

Se ne è discusso in queste ore, nel vertice europeo di Porto, ma i tempi di questo contropiede saranno determinanti per provare a conquistare un vantaggio e, soprattutto, evitare che chi è già stato vaccinato finisca per essere nuovamente in pericolo. La prospettiva è già quella di terze dosi o richiami "aggiornati" in grado di affrontare le varianti che, senza una svolta globale, rischiano di rappresentare solo una temporanea via di uscita dalla pandemia.