Generalmente, i bambini che contraggono l’infezione da coronavirus Sars-Cov-2 sviluppano una malattia meno grave degli adulti, potenzialmente a causa di differenze nell’espressione del recettore virale e nella risposta immunitaria. Lo indicano i risultati di un nuovo studio pubblicato su Science da un team di ricerca della Stanford University che ha valutato come alcune cellule immunitarie, chiamate linfociti B della memoria, differiscano non solo tra le persone ma possano variare nel corso della vita. In particolare, gli studiosi hanno osservato che nei campioni di sangue di bambini prima della pandemia di Covid-19, i linfociti B in grado di legarsi a Sars-Cov-2 erano presenti con frequenza maggiore rispetto agli adulti. Sebbene la ricerca sia ancora nelle fasi iniziali, questo risultato potrebbe in parte spiegare perché i più piccoli manifestano sintomi di Covid-19 più lievi rispetto agli adulti.

Per arrivare a queste conclusioni, gli studiosi hanno esaminato i recettori dei linfociti B e analizzato quali sono gli antigeni virali (le molecole riconosciute dal sistema immunitario come estranee e potenzialmente pericolose) che queste stesse cellule possono prendere di mira, scoprendo che rispetto agli adulti i bambini avevano più “cloni” condivisi di linfociti B per virus e batteri incontrati in precedenza e che più cellule B che potevano “evolversi” per diventare efficaci contro Sars-Cov-2 già prima di contrarre l’infezione. “I bambini di solito hanno una malattia più lieve in seguito all’infezione da Sars-Cov-2 rispetto agli adulti, potenzialmente a causa delle differenze di espressione del recettore virale e delle risposte immunitarie” indicano i ricercatori.

Secondo gli studiosi, questa differenza potrebbe essere dovuta al fatto che il sistema immunitario dei bambini è più reattivo, quindi capace di rispondere a una vasta gamma di antigeni dopo essere stato esposto a coronavirus diversi e meno pericolosi di quello responsabile dell’attuale malattia, come i coronavirus responsabili del raffreddore. “Ipotizziamo che precedenti esposizioni a coronavirus in grado di infettare l’uomo possano stimolare la memoria cross-reattiva e che tali risposte clonali abbiano una frequenza più alta durante l’infanzia – scrivono gli autori dello studio – . Le risposte immunitarie durante l’infanzia sono particolarmente importanti nella vita di un individuo, poiché formano un pool iniziale di cellule B della memoria che modella le future risposte”.

Ad ogni modo, anche se questa differenza può non essere l’unica spiegazione a sintomi di Covid-19 generalmente più lievi nei bambini, può essere una parte importate della serie di fattori responsabili delle forme di malattia meno gravi.  “Ulteriori studi sul ruolo delle cellule B della memoria cross-reattiva nella risposta immunitaria cross-reattiva nella risposta immunitaria primaria a virus correlati, nonché una migliore comprensione dei determinanti della memoria delle cellule B di lunga durata saranno importanti per il miglioramento continuo dei vaccini anti-Covid e dei sieri contro varianti virali ed altri agenti patogeni” concludono gli studiosi.