Lunedì prossimo, 21 dicembre, l’Agenzia europea dei medicinali (EMA) deciderà sul via libera del vaccino Covid di Pfizer-BionTech. Poi toccherà al vaccino prodotto da Moderna, sul quale l’EMA dovrebbe esprimersi entro il 6 gennaio. Le vaccinazioni cominceranno il prossimo 27 dicembre con il Vaccine-Day e da metà gennaio scatterà in Italia la campagna di vaccinazione, con la somministrazione del primo milione e 800mila dosi alle categorie prioritarie – operatori sanitari, personale dei presidi ospedalieri, ospiti e lavoratori delle residenze sanitarie assistenziali (RSA). Nel frattempo, alcuni Paesi, come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, hanno già posto la loro pietra miliare nella lotta al coronavirus, somministrando le prime dosi alle fasce più a rischio. Tuttavia, come qui da noi, in questa prima fase la maggior parte delle persone non avrà subito accesso al vaccino. E anche se bisognerà attendere ancora qualche mese, presumibilmente almeno fino alla primavera del 2021, non mancano le domande sui possibili effetti collaterali dei nuovi vaccini.

I vaccini Covid di Pfizer e Moderna

Come annunciato dalle due società, sia la formulazione di Pfizer sia quella di Moderna hanno dimostrato un’efficacia di circa il 95% nei test clinici ma, al momento, le informazioni più dettagliate circa gli effetti collaterali sono quelle condivise dalla Food and Drug Administration (FDA), l’ente regolatorio statunitense che, autorizzando l’uso di emergenza, ha fornito un quadro molto completo dei loro profili di sicurezza e reattogenicità, ovvero il tipo di reazioni avverse e la frequenza con cui queste si manifestano.

I due vaccini, come ormai ben noto, utilizzano la tecnologia dell’mRna, vale a dire un approccio assolutamente nuovo nell’ambito della vaccinazione umana, basato su materiale genetico (Rna messaggero) della proteina Spike del coronavirus Sars-Cov-2 racchiuso in una capsula di nanoparticelle lipidiche. Benché simili, questi due vaccini sono però leggermente diversi tra loro, non solo nella composizione complessiva (cioè gli altri ingredienti, come conservanti e adiuvanti) ma anche per quanto riguarda il programma di somministrazione: per Pfizer sono necessarie due dosi da 30 microgrammi ciascuna a distanza di tre settimane una dall’altra, mentre il vaccino di Moderna prevede due dosi da 100 microgrammi a distanza di quattro settimane.

Effetti collaterali

Come tutti i farmaci e vaccini, anche le formulazioni contro Covid-19 possono causare effetti collaterali. Il vaccino antinfluenzale, ad esempio, può portare spesso a febbre e affaticamento, mentre quello contro l’herpes zoster può provocare brividi, dolori muscolari e mal di stomaco. Reazioni nella maggior parte dei casi temporanee che si risolvono spontaneamente in breve tempo, ma che potrebbe essere un errore non considerare in quella che sarà la più grande campagna di vaccinazione a livello globale.

Soprattutto perché, nonostante esistano alcune differenze i due vaccini Covid, entrambi hanno mostrato effetti collaterali più comuni, che comprendono dolore al sito di iniezione, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, dolori alle articolazioni e brividi. Reazioni classificate dall’FDA da lievi o moderate nella quasi totalità dei casi, più frequenti dopo la somministrazione della seconda dose di vaccino e meno comuni negli adulti con più di 65anni. Dunque nulla di serio o particolarmente preoccupante ma che, d’altra parte, sono segno che il sistema immunitario sta rispondendo al vaccino.

In ogni caso, ogni effetto collaterale non va comunque minimizzato, vista anche l’alta frequenza riscontrata, come ad esempio il dolore al sito di iniezione, registrato nell’83% dei partecipanti allo studio di Pfizer e nel 74% di partecipanti allo studio di Moderna. Particolarmente frequente anche l’affaticamento  (47% per Pfizer e 38% per Moderna), così come il mal di testa (41,9% per Pfizer e 35% per Moderna). Quanto invece agli episodi più gravi, si sono verificati tra lo 0 e il 4,6% dei soggetti che hanno ricevuto il vaccino di Pfizer e tra lo 0,2% e il 9,7% dei partecipanti allo studio di Moderna.

Eventi avversi gravi

L’analisi della FDA ha confermato che nessuno dei due vaccini ha comportato un rischio elevato di eventi avversi gravi. Nel corso dei trial clinici, sono stati segnalati casi di linfoadenopatia (ingrossamento dei linfonodi) in un piccolo numero di soggetti vaccinati, un evento molto raro comunque indicato nella normale profilassi vaccinale. Quattro persone che hanno ricevuto il vaccino di Pfizer e tre che hanno ricevuto il vaccino di Moderna hanno invece mostrato la paralisi di Bell, una condizione che, nella maggior parte dei casi, porta a debolezza temporanea o paralisi facciale.

Eventi, questi ultimi che, secondo l’FDA, sono “coerenti con il tasso di base atteso nella popolazione generale” e per cui “le informazioni attualmente disponibili non sono sufficienti per determinare una relazione causale con la somministrazione del vaccino”. Dal lancio della vaccino di Pfizer, inoltre, due persone in Gran Bretagna e una in Alaska hanno mostrato una grave reazione allergica, portando alla raccomandazione delle autorità sanitare di non somministrare il vaccino ai soggetti con una storia di anafilassi e gravi reazioni allergiche.

In generale, non c’è comunque nulla da temere con nessuno dei due vaccini. La maggior parte degli effetti collaterali è risultata transitoria, con eventi per lo più di lieve o moderata entità che, secondo gli studiosi, sono associati alla normale risposta del sistema immunitario. Questo spiegherebbe inoltre il perché le persone sopra i 65 anni mostrano una minore frequenza di effetti indesiderati, in considerazione del naturale declino della risposta immunitaria che deriva dall’età. D’altra parte, questo non significa che tutti i vaccini contro il coronavirus siano completamente sicuri o che non ci sia altro da imparare sugli effetti a lungo termine.