Una volta che siamo in fila è inutile guardare quella accanto e cambiare nella speranza di fare prima: finiamo solo per allungare i tempi d'attesa, la sfrustrazione e il malumore. La conferma non arriva solo dalla Legge di Murphy, ma anche dai ricercatori della Harvard Business School che si sono interrogati sulle motivazioni che ci rendono tanto insopportabile essere gli ultimi della coda. Lo studio, intitolato “Last Place Aversion in Queues”, è stato pubblicato dall'Università sull'Harvard Business School Working Paper.

La frustrazione degli ultimi. Il ricercatore Ryan Buell, responsabile dello studio, spiega che quando siamo gli ultimi della fila tendiamo quattro volte di più a cambiare coda e non è tutto: se siamo ultimi, siamo il 20% meno soddisfatti rispetto a quando c'è qualcuno dietro di noi. Insomma, il fatto di non avere nessuno dietro di noi ci fa sembrare che la fila sia ancora più lenta e lunga: eppure i tempi d'attesa non cambierebbero anche se alle nostre spalle ci fossero 100 persone in attesa. Questo ‘fastidio' è stato ribattezza ‘last place aversion', cioè l'avversione per l'ultimo posto che ci fa sentire meno importanti degli altri ed esclusi dal gruppo (come se quelli davanti a noi fossero un gruppo unito), senza un reale motivo. Forse il fatto che la nostra società si basa sull'apparenza, non avere nessuno dietro di noi ci fa sentire inferiori: perché tutti possono vedere senza ombra di dubbio che siamo ultimi (finché un'altra persona si mette in coda).

Cambiare coda. Il dilemma vero, oltre a quello ‘esistenziale' dell'avversione all'ultimo posto, è: cambiare coda, spostandoci in quella che ci sembra più veloce, fa davvero risparmiare tempo? La risposta è: NO. A meno che non sia palesemente chiaro che le file accanto siano più rapide.

Lo studio. Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori hanno sottoposto un gruppo di volontari, raccolti al supermercato, ai quali è stato chiesto di mettersi in coda per completare il questionario. Ai partecipanti è stata data la possibilità di cambiare coda e i dati raccolti hanno dimostrato che chi aveva cambiato una volta alla fine aveva aspettato il 10% del tempo in più, mentre chi aveva cambiato due volte, a fine esperimento si ritrovava ad aver aspettato il 67% del tempo in più rispetto a chi ha mantenuto la coda iniziare.

Cosa fare in coda. In questi giorni di festa, e con l'arrivo dei saldi, le code sono all'ordine del giorno: cosa fare? Il consiglio è innanzitutto di evitare di cambiare fila, a meno che per qualche motivo non sia palese che ci troviamo in quella più lenta, e di ‘ammazzare' il tempo chiacchierando con le persone davanti a noi.