È ancora possibile contrastare i cambiamenti climatici, e sperare di salvare il nostro futuro, e per farlo basta seguire due strategie di facile applicazione: proteggere gli alberi e mangiare meno carne. Così facendo, possiamo ridurre la CO2 nell’aria e quindi contrastare l’effetto serra responsabile del riscaldamento globale e dei conseguenti cambiamenti climatici. La proposta arriva dagli scienziati che ci spiegano i perché di queste due opzioni.

Che gli alberi rappresentassero la vita già lo sapevamo, ma quello che forse oggi non capiamo è che sono anche la nostra ultima speranza di salvezza in un Pianeta messo a dura prova dai cambiamenti climatici. Come spiegano gli esperti attraverso una simulazione di scenari possibili conseguenti ai cambiamenti climatici, risulta oggi necessario concentrarci sulla reforestazione, questo significa da un lato ovviamente evitare la deforestazione, quindi l’abbattimento incontrollato di alberi, dall’altro piantare nuovi alberi per far sì che questi esseri viventi possano assorbire più CO2 possibile prodotta da noi esseri umani, mitigando di fatto l’effetto serra non naturale provocato da noi.

Ma non è tutto.

Lo studio dei possibili scenari futuri ha evidenziato un’altra necessità: ridurre il consumo della carne e, in generale, modificare le nostre abitudini alimentari consumistiche, optando per una catena alimentare più sostenibile. Il mercato della carne infatti (che comprende gli allevamenti intensivi, i campi coltivati per il foraggio e i trasporti per lo smistamento della carne) produce il 51% della CO2 attualmente emessa nell'aria.

Nello specifico, gli esperti sottolineano che considerando il totale di 972 simulazioni del nostro futuro entro il 2050, risulta evidente la necessità di incrementare le aree forestali sul nostro Pianeta e ridurre il consumo della carne dal 25 al 75%. Solo così potremo sperare di avere cibo per tutti e una Terra vivibile e non distrutta dalle nostre mani.

Lo studio, intitolato “Implementing land-based mitigation to achieve the Paris Agreement in Europe requires food system transformation”, è stato pubblicato su Environmental Research Letters.